PHOTO
Screenshot
Welcome to the USA titola il quotidiano sportivo francese L’Equipe con una prima pagina copertina in cui mette insieme la foto dell’arbitro somalo al quale è stato negato l’ingresso negli Stati Uniti, un agente mascherato della polizia anti immigrazione ICE e un accigliato Donald Trump che in una mano regge la coppa del mondo di calcio e nell’altra il presidente della Fifa Gianni Infantino ridotto a un burattino sghignazzante. Spielverderber, il guastafeste, è il titolo di copertina de settimanale tedesco Der Spiegel, dove il volto dorato e compiaciuto di Trump si fonde con la coppa del mondo, qui denominata Trump World Cup. Sulla prima pagina del quotidiano francese Libération invece Trump usa la coppa del mondo come una mazza da golf, mentre il sommario sottolinea che Trump “è riuscito ad appropriarsi della competizione, occultando lo sport a profitto del business”.
Non c’è niente da fare, piaccia o non piaccia, Donald Trump condiziona pesantemente i secondi campionati mondiali di calcio ospitati dagli Stati Uniti, 32 anni dopo quelli del 1994 vinti dal Brasile ai rigori contro l’Italia nella finale giocata a Los Angeles. Alcune partite si giocheranno in Messico (tra cui quella inaugurale del torneo) e in Canada, ma ben 78 partite su 104 saranno giocate negli Stati Uniti, compresa la finale del 18 luglio a Miami.
Le possibili “interferenze” di Donald Trump nell’evento sportivo più seguito al mondo sono un’incognita. Ignorerà il torneo? Commenterà sui social le partite? Si farà vedere in qualche stadio (rischiando magari un uragano di fischi)? Insulterà giocatori, arbitri e tifosi? Il personaggio è imprevedibile e tutto è possibile.
Il campionato del mondo prende il via in un momento molto delicato della seconda presidenza Trump. Il presidente è impantanato nella crisi con l’Iran (avviata con gli attacchi contro Teheran del 28 febbraio scorso) dalla quale non riesce a tirarsi fuori. La CNN ha calcolato che negli ultimi due mesi, dal cessate il fuoco di aprile, Trump ha affermato apertamente almeno 38 volte, nei post sui social media, nelle apparizioni pubbliche e nelle telefonate con i media, che un accordo era imminente o che l’Iran era disposto a tutto pur di raggiungerne uno. Ormai quando Trump dice che l’accordo è a portata di mano nessuno lo prende più sul serio. Anche perché magari subito dopo attacca l’Iran, come è accaduto nuovamente l’11 giugno. Il danno di immagine e di credibilità è enorme. Della guerra fra Russia e Ucraina, altro conflitto che Trump pensava di chiudere dalla sera alla mattina, ormai Trump neppure più parla. E si sono perse anche le tracce del Board of Peace che avrebbe dovuto far rinascere Gaza più bella che mai e risolvere i problemi del mondo. Trump è in affanno su tutti i fronti. Precipita nei sondaggi e le elezioni di metà mandato del 3 novembre rischiano di di far perdere ai repubblicani la maggioranza al Senato e alla Camera. In questo contesto da disfatta, ancora non è chiaro, poi, che cosa si inventerà il presidente per le celebrazioni dei 250 anni della Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti, che avranno il loro culmine il 4 di luglio. Quel giorno sono previste tre partite dei mondiali: un sedicesimo di finale a Kansas City e due ottavi, a Filadelfia e Houston. Di sicuro Trump quel giorno vorrà rubare la scena a qualsiasi altro evento.
Al di là di quello che farà o dirà Donald Trump, questi mondiali sono già stati condizionati dalla dure politiche ordinate dall’amministrazione per proteggere le frontiere dall’immigrazione illegale. Ne ha fatto le spese l’arbitro somalo Omar Abulkadir Artan, 34 anni. Miglior arbitro africano del 2025, sarebbe stato il primo somalo a dirigere una partita della Coppa del mondo. Nonostante il suo visto fosse regolare, dopo 11 ore di controlli all’aeroporto di Miami, Artan è stato rispedito a casa. L’arbitro ha certamente scontato l’odio e il disprezzo viscerale e insensato che Trump ha manifestato più volte nei confronti della Somalia e dei somali. "Il loro Paese non va bene per un motivo: è marcio. E non li vogliamo nel nostro Paese”, aveva ruggito nel 2025. Un’altra volta ha definito i somali “spazzatura” e di recente “truffatori”. Più volte Trump ha vomitato disprezzo, in questi mesi, nei confronti di Ilhan Omar, la politica somala naturalizzata statunitense, dal 2019 membro della Camera dei rappresentanti per lo Stato del Minnesota.
Come ha scritto il giornalista e scrittore Simon Kuper sul Financial Times, “le ONG temono che la polizia statunitense per l'immigrazione, l'ICE, consideri il torneo come un terreno di caccia. Il direttore ad interim dell'ICE, Todd Lyons, ha affermato che l'organizzazione costituirà una «componente fondamentale» della sicurezza durante i Mondiali. Il torneo potrebbe rivelarsi un terreno fertile per le retate, se gli ispanici residenti negli Stati Uniti osassero indossare magliette del Messico o della Colombia per seguire le loro squadre nei bar o negli stadi”.
Alle frontiere si stanno vedendo scene poco belle. La delegazione dell’Uzbekistan (nazionale allenata da Fabio Cannavaro) ha subito lunghi controlli e perquisizioni anche con l’uso di cani antidroga. Sotto pressione anche le delegazioni di Iran e Iraq.
Ci si chiede anche come Trump si comporterà nei confronti di Messico e Canada.
Proprio alla vigilia dell’inizio del torneo, Trump ha sferrato un altro attacco ai suoi co-organizzatori, minacciando di lasciare scadere l’accordo di libero scambio da quasi 2.000 miliardi di dollari tra i tre paesi.
“Non abbiamo bisogno di nulla di ciò che ha il Canada, non abbiamo bisogno di nulla di ciò che ha il Messico, ma loro hanno bisogno di tutto ciò che abbiamo noi”, ha dichiarato Trump mercoledì. Poi ha aggiunto: “Non abbiamo bisogno delle loro auto, non abbiamo bisogno del loro legname, non abbiamo bisogno della loro energia, non abbiamo bisogno di nulla di ciò che hanno”.
Sarà dura tenere Trump a freno fino al 18 luglio, speriamo almeno di divertirci e distarci con l’abbuffata di 104 partite.



