Siamo in piena euforia sanremese, ma questo febbraio ci ha regalato una gioia e un orgoglio più grande. Due settimane di olimpiadi invernali, ricche di successi, di onore e di belle storie da conoscere e raccontare. Senza contare quello che ci hanno trasmesso.

Un pizzico di unità nazionale, intanto, che sarebbe piaciuta a Ciampi e tanto piace a Mattarella. La bandiera, il colore azzurro, il presidente: simboli, per riconoscersi in un’appartenenza. Senza scadere nella retorica, i segni significano, i simboli contano ed è cosa buona e giusta rallegrarsi per le vittorie della propria patria.

Milano-Cortina ci ha mostrato sport che non avremmo mai considerato: il curling, il pattinaggio di velocità, i salti del freestyle sugli sci. Non c’è solo il calcio o il tennis, siamo bravi in tante specialità e i nostri giovani hanno fantasia e passione per sceglierle.

I giovani: che soddisfazione vedere i loro volti accesi, gli occhi che brillano, la grinta nel mettersi alla prova. In un tempo di tante fragilità, ci insegnano cosa vuol dire essere atleti: fatica, sacrificio, coraggio.

L’ardimento dei nostri giovani olimpionici non vuol dire essere immuni dalla paura. Si è visto un allenamento lungo, paziente per contenerla e non lasciarsi schiacciare. Si è vista una compagnia di allenatori, coach, familiari, amici che è stata sostegno e abbraccio per chi ha vinto e per chi ha perso.

Abbiamo visto una star come Sofia Goggia fermarsi al bronzo, consapevole che si trattava di oro puro; il brillio inatteso di Federica Brignone, che ha afferrato due vittorie da urlo con una smorfia di dolore sul volto. O la giovane Flora Tabanelli, piena di gratitudine per un’infanzia e una famiglia che l’hanno resa umile e forte.

Nessuno dei nostri campioni ha esibito spocchia e sussiego, né si è mostrato succube di sponsor e media. Tutti volti felici, spiriti forti e leggeri, caparbi non per se stessi, ma per la squadra e la comunità.


In collaborazione con Credere

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