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Milano Cortina 2026 Sofia Goggia medaglia di bronzo in discesa
Ci mette un attimo Sofia Goggia a guardare negli occhi il suo bronzo, terza medaglia olimpica in tre edizione: oro, argento e bronzo da Pechino a qui, e dirle, con un sorriso un po’ storto: «Sì, non male». Non ha mai nascosto di sognare l’oro sulla sua Olympia, la pista più amata.
Ma con la maturità Sofia ha acquisito la saggezza: sa che una medaglia in casa ha valore intrinseco e sa che le ha tolto un po’ di sicurezza interiore la brutta caduta dell’amica Lindsay Vonn 41 anni, che forse qui, fresca di infortunio, ha chiesto troppo al suo corpo martoriato. Ha sciato Sofia, con qualche sbavatura, con il cuore trattenuto, lei che ha memoria di infortuni e dolore, ma dando vista di avere un potenziale migliore.
Non è finita, ma Milano Cortina 2026 le ha già dato l’onore dell’accensione del braciere, dopo averle tolto il ruolo dell’alfiere, che quattro anni, già designata, aveva dovuto cedere per infortunio. Ora il bronzo aggiunge il terzo colore al suo personalissimo podio olimpico alla carriera. C’è già quanto basta per passare alla storia ma un bel dì, giovedì 12, vedremo se quel po’ di freno a mano in SuperG verrà mollato.


Per intanto Sofia è Sofia, campionessa di grande personalità, donna vera, trasparente, senza sovrastrutture patinate: raro esempio di star molto autentica, che sa scrivere e dire le cose che pensa, cose giuste in genere senza essere inopportuna, ma anche senza nascondersi dietro le convenienze di pura maniera. Altruista anche: quando c’è stato da sostenere la rivale Federica Brignone infortunata molto gravemente non è mancata. Bella la dedica all’amica Elena Fanchini, scomparsa per malattia nel 2023.
Merita Sofia Goggia che questa sua Olimpiade non finisca qui. Ma la discesa libera dei Giochi, nella sua imperfezione, dimostra anche una cosa importante. Sofia, l’indomabile e coraggiosa Goggia, è diventata grande: non rischia più solo per rischiare, a costo di quelle che autoironicamente, chiama «goggiate», errori ingenui di foga che possono far male. Only the brave il suo motto, solo i coraggiosi. E il coraggio certo non le manca, anche se adesso sa distinguerlo dall’incoscienza. Gli dei dell’Olimpo prendono e danno, lo snowboard parallelo, che sperava in qualcosadi più che nel bronzo di Lucia Dalmasso oggi insegna. Sofia che c’è già passata lo sa.




