Dopo settimane di tensioni e dopo due persone uccise in strada, il 4 febbraio Tom Homan, l’inviato di Donald Trump a Minneapolis (definito dai media statunitensi “lo zar delle frontiere”), ha annunciato il ritiro immediato dalla città di 700 agenti federali dell’immigrazione. Intanto Donald Trump dice in una intervista che si potrebbe usare “un approccio più morbido” nelle operazioni di controllo dell’immigrazione. Ma le ferite di quanto è accaduto nelle scorse settimane nell’area metropolitana di Minneapolis restano e pesano sul cuore degli atleti del Minnesota arrivati in Italia per partecipare alle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina.

Fra i 232 atleti della delegazione degli Stati Uniti (la più numerosa nella storia dei Giochi Olimpici d’inverno), 29 sono originari del Minnesota. Dopo il Colorado (che manda ai Giochi 32 atleti) è lo stato americano più rappresentato. Tuttavia, come ha sottolineato la rete televisiva ABC, “i legami del Minnesota con le Olimpiadi vanno oltre la squadra statunitense. Complessivamente, più di 70 concorrenti ai Giochi invernali hanno qualche legame con la Terra dei 10.000 laghi."

Gli atleti non possono rilasciare dichiarazioni politiche durante le competizioni o gli eventi ufficiali, come le cerimonie di premiazione o le cerimonie di apertura e chiusura. Non è loro consentito nemmeno esprimersi all'interno del villaggio olimpico. Ma la brutale uccisione di Renee Good, madre di famiglia di 37 anni, uccisa da un agente dell'ICE il 7 gennaio, e quella di Alex Pretti, della stessa età, ucciso il 24 gennaio da un agente della Border Patrol, durante manifestazioni pacifiche contro le operazioni anti-immigrazione a Minneapolis, hanno provocato un'onda d'urto negli Stati Uniti, che ha trovato eco tra gli atleti del Team USA.

È originaria di St.Paul, la città gemella di Minneapolis, la star dello sci alpino Lindsey Vonn, che si è gravemente infortunata per una brutta caduta dopo 13 secondi nella gara di discesa libera a Cortina d’Ampezzo. “Ho famiglia e amici in Minnesota, dove sono cresciuta. Il mio cuore è incredibilmente pesante per tutti quelli che sono rimasti a casa”, aveva detto la campionessa alla vigilia dei Giochi. Per poi aggiungere: "Credo che la cosa migliore che posso fare sia stare a testa alta, avere speranza e mostrare al mondo cos'è l'America, chi siamo come esseri umani, perché siamo molto più di quello che sta succedendo adesso".

La fondista Jessie Diggings, campionessa olimpica nella sprint a squadre a Pyeongchang 2018, dopo l’uccisione di Alex Pretti ha scritto su Instagram: “Voglio assicurarvi che sappiate per chi gareggio quando sarò alla linea di partenza della Olimpiadi. Corro per un popolo americano che lotta per amore, accettazione, compassione, onestà e rispetto verso il prossimo. Non sto con l’odio, la violenza e la discriminazione”.

Tra le più battagliere spiccano le ragazze della nazionale di hockey su ghiaccio che vestono la casacca della squadra del Minnesota Frost.

Kelly Pannek, 30 anni, oro nel 2018, argento nel 2022, 4 volte campionessa del mondo, ha detto: ”È ovviamente molto pesante. Penso che la gente ci abbia chiesto spesso cosa significhi rappresentare il nostro Stato e il nostro Paese. Credo che ciò di cui sono più orgogliosa è rappresentare le migliaia, le decine di migliaia di persone che si presentano nei giorni più freddi dell'anno per lottare per ciò in cui credono”. Anche la sua compagna Taylor Heise nei giorni scorsi ha espresso il proprio sostegno ai residenti del Minnesota che "si battono per ciò che è giusto in mezzo alle cose insensate e semplicemente orribili che stanno accadendo".

Ma critiche contro il governo sono arrivate anche da altri atleti del Team USA. Come Hunter Hess, 27 anni, originario dell’Oregon, in gara nel freestyle. “Stanno succedendo molte cose che non mi piacciono”, ha detto Hess, aggiungendo: “solo perché indosso la bandiera non significa che rappresento tutto ciò che sta accadendo negli Stati Uniti”. Sul suo social Truth il presidente Trump ha definito Hess “a real loser” (un vero perdente), concludendo che sarebbe “molto difficile tifare per una persona del genere”.