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Il tassista di Padova Gino Stellini, 73 anni.
«È quello che succede quando il flusso di sangue è ostruito. Se è nel cuore, è un attacco cardiaco». Così, nella celebre serie televisiva Dr. House, il medico non convenzionale Gregory House descrive l’infarto. Gino Stellini, tassista di Padova, le ha viste tutte le puntate, ma anche tanti documentari e trasmissioni di medicina.
«Ho riconosciuto i sintomi quando, dallo specchietto retrovisore, non riusciva a muovere bene la mano sinistra e aveva un dolore alla regione sternale. Era salito alla stazione di Padova e mi aveva chiesto di andare ad Abano Terme. Già lì qualcosa non andava: era praticamente caduto dentro l’auto». Un paio di curve e Stellini si rende conto che i sintomi ci sono tutti. «Finisco le dodici ore di turno alle 17,30 e vado a casa a cenare con mia moglie. Poi guardiamo la televisione: io ho questa passione per i documentari e la medicina, c’è sempre qualcosa per me, sulle reti nazionali o quelle locali. Così quel giorno ho capito che non c’era tempo da perdere».
Il cliente protesta perché vuole andare ad Abano. A Padova c’è un centro coronarico di eccellenza, e il signore, dal chiaro accento napoletano, quando arriva al Pronto soccorso non ce la fa quasi più. Gino lo lascia agli infermieri e poi riprende il suo lavoro “in piazza”.
«Guido il taxi da 46 anni: gelo, afa, pioggia, vento, traffico congestionato, blocchi stradali. Quando ho cominciato avevo una Fiat Ritmo senza riscaldamento, solo la ventola che spingeva in cabina il calore del motore. Oggi c’è qualche comodità in più, ci sono le App per chiamare, la nostra centrale ci segnala il cliente, ma tu devi sempre essere “in piazza”».
Qualche giorno dopo, il 2 febbraio, un tassista raccoglie un cliente appena dimesso dall’ospedale. Fa una curiosa richiesta. «Senta, qualche giorno fa sono stato accompagnato al Pronto soccorso da un suo collega. Mi ha salvato la vita: me lo può ringraziare?». Così è saltata fuori la storia di Gino. Il presidente della Cooperativa Radiotaxi di Padova, Nicola Dal Corso, ha diffuso la notizia; se fosse stato per Gino, nessuno avrebbe saputo nulla: lui, come al solito, era “in piazza” a lavorare.
«Non è così insolito che ci capiti di intervenire d’urgenza», spiega Dal Corso. «Chi deve correre a casa perché il figlio è tornato da scuola in anticipo ed è fuori dalla porta, il vicino che avvisa che la casa è allagata, lo sciopero improvviso dei treni o dei bus e qualcuno che deve correre a un appuntamento, la signora incinta che si sente male per strada e deve correre in ospedale. Capita di fare veri salvataggi, come quando un nostro associato si è tuffato nel Bacchiglione per salvare una donna che stava tentando il suicidio».
La passione per la medicina e l’intuito di Gino, anche un’altra volta, sono stati preziosi. «Qualche anno fa ho individuato quasi per caso un nodulo a mia moglie. Non posso dimenticare quel periodo: è stato necessario un intervento, lunghe cure, ma alla fine ne è uscita. Quante trasmissioni ho visto sulla prevenzione, è davvero servito».
Ancora in taxi dopo 46 anni di lavoro. Perché? «Ho preso la licenza da mio suocero quando ero giovanissimo. La passione è nata subito: sei libero, lavori all’aperto, attraversi una città meravigliosa come Padova. La città del Santo senza nome: nessuno dice la Basilica di Sant’Antonio, tutti dicono “il Santo”; la città senza erbe, perché Piazza delle Erbe non ha neppure un filo d’erba; la città dai bar senza porte, ora non più, ma fino a qualche anno fa, anche in piena notte, alle 3 o alle 4, si poteva andare al Caffè Pedrocchi, non chiudeva mai, per noi tassisti un ristoro dalle lunghe notti. E poi, a dire il vero, ho anche un piccolo impegno da portare avanti: mia moglie ha subito un’operazione all’anca e dobbiamo sostenere una riabilitazione attenta e un po’ costosa. Superiamo ancora questo scoglio e poi mi fermo». Gino, più precisamente il cavaliere del lavoro Gino Stellini (onorificenza ricevuta quattro anni fa), continua le sue 12 ore giornaliere “in piazza”. Divide i turni con 150 colleghi della Cooperativa Radiotaxi. Ogni mese ha diritto a cinque giorni di riposo.
«Questo lavoro bisogna capirlo, amarlo, bisogna essere professionali nella guida, spiegare sempre il percorso al cliente, ma soprattutto saper ascoltare. Il nostro mestiere, da qualche anno, è un po’ complicato dalla crisi economica», commenta Dal Corso, «le persone hanno meno disponibilità. Il traffico è caotico: a Padova sono in corso i lavori per i tram. C’è un po’ di maleducazione in giro dopo il Covid. Noi però ci siamo. Anche in questo caso si vede che siamo un po’ sentinelle nella città. In passato c’era la proposta di dotare i taxi di defibrillatori. Siamo sempre disponibili a collaborare. Credo che le istituzioni pubbliche possano valorizzare questo nostro ruolo».
Gino spera che quel signore si faccia vivo. «Non voglio ringraziamenti particolari. Ci tengo a conoscerlo, vedere come sta. Sono qui: basta una telefonata e prendiamo uno Spritz assieme, magari allo storico Caffè Pedrocchi».



