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Jannik Sinner e Matteo Musetti, fotomontaggio su immagini Ansa
Ormai lo sapevamo, è stata la Davis numero 3, quella senza Sinner, a dare la prova plastica del fatto che il tennis italiano di vertice non è più solo Jannik Sinner, che non ne dipende più. Ma è la qualificazione ai quarti di finale dell’Australian Open, ancor più della classifica, a dare buone notizie sul tennis italiano con un Lorenzo Musetti capace di avere ragione in quattro set, a condizioni difficili, di Taylor Fritz, a questi livelli più esperto di lui e con un Sinner che, riemerso bene dalle difficoltà climatiche avute con Spizzirri, ha strapazzato in due ore Luciano Darderi che pure nel terzo set ha giocato alla pari
Arrivare ai quarti in tornei a tre set su cinque è un indice di solidità, significa, infatti, giocarsela su un campo in cui pesano meno le coincidenze e di più la tenuta: tecnica, fisica e mentale. E sarà proprio quel campo a decidere tra Musetti e Djokovic chi proseguirà la corsa nel torneo, prendendosi comunque vada la terza piazza in classifica mondiale (ballano appena 15 punti virtuali tra i due).
E la notizia migliore è che il rinascimento del tennis italiano, - che probabilmente non abbiamo ancora visto perché né Lorenzo Musetti né Jannik Sinner, a 23 e 24 anni, hanno ancora margini di maturazione tecnica e atletica – non porta sul circuito un solo tipo di tennista, ma tennisti tutti diversi l’uno da dall’altro, coltivati nelle loro individualità, capaci di esprimere talenti, stili, caratteri e creatività differenti che non vengono snaturati nella crescita.
Questo è per noi spettatori garanzia di divertimento, perché nelle rivalità tennistiche il massimo spettacolo emerge nella diversità stilistica.
Il duopolio Sinner-Musetti gioverà a entrambi, aggiungendo stimoli. E se, poi, Jannik Sinner riuscirà ad aggiungere al suo gioco qualche guizzo di estrosità alla Musetti soprattutto al volo e se Lorenzo Musetti riuscirà ad avvicinare un pochino la tenuta mentale di Jannik, soprattutto quando la posta in gioco si alza, potremmo persino scoprire che l’evoluzione di Djokovic e di Federer è in casa nostra e che i due potranno ancora crescere diversificandosi dai loro modelli.
Conviene mettersi seduti comodi, perché spettacolo ce ne sarà e se poi la rivalità a due Sinner-Alcaraz diventasse davvero a tre, ci si divertirà ancora di più e non solo perché due su tre sono italiani, ma perché diminuirà il pericolo di annoiarsi, per noi e per loro.







