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Jannik Sinner con il frofeo di Wimbledon 2025
L’avevamo lasciato un anno fa, affacciato alla balaustra con il trofeo tra tra le mani, circondato dalle edere del Circolo di tennis più famoso e prestigioso al mondo, campione di Wimbledon, dove mai un italiano era arrivato.
Lo ritroviamo all’esordio che spetta al campione da ultimo a uscire a primo ad entrare senza soluzione di continuità: il centrale pavesato a festa la vetrina che spetta un anno dopo al vincitore.
Tocca Miomir Kecmanović affrontare lo stesso esordio da sfavorito, ma non si sa mai a chi tocchino, in questi casi, nello stomaco le farfalle più turbolente. Jannik ci arriva da numero uno al mondo, ma anche dopo l’incognita del ritiro a Parigi, e da giorni in cui non si parla altro che di Londra nella morsa del caldo, per Sinner, uomo d’alpe, l’avversario più temibile, spesso alleato di chi sta di là dalla rete.
Torna Jannik, forte della tranquillità dei controlli, che dicono che non c’è nulla che non vada nel suo corpo: semplicemente è umano o almeno semidivino. Anche Achille aveva un punto vulnerabile, in fondo.
E Jannik Sinner, anche se fa dell’imperturbabilità la sua veste esteriore, può ben avere il tumulto dentro in un esordio così. Abbiamo finito per abituarci alla sua tenuta, a pensare che sia tutto facile per lui. Non lo sarà, non lo è mai anche se è bravo a nasconderlo, essere lì eternamente “on the spot”, come dicono gli inglesi, sempre in vetrina nel posto più esposto del mondo ovunque sia. Ma è il privilegio dei grandi. E Jannik lo è. Non solo per i successi ma anche per quel suo stile misurato, educato, garbato che non fa mai pesare a nessuno di essere campione. Che lo spettacolo abbia inizio! È l’ora.






