C’è il vecchio campione che balza fuori dalla sua monoposto fiammante con l’agilità di un ragazzo, con il cuore che fa una capriola, come nel Goal di Umberto Saba, imprimendo movimento alla coda di riccioli che spunta dal casco giallo. Il primo a corrergli incontro è Kimi Antonelli, lui sì, ragazzo, a 19 anni attualmente leader della classifica piloti subito davanti al ferrarista sette volte campione del mondo (nel 2008 su McLaren e sei volte tra il 2014 e il 2020 su Mercedes) approdato alla Ferrari nel 2025 e fino alla Spagna 2026 a digiuno in rosso. Lo abbraccia.

Un bel gesto spontaneo da parte di chi doveva ricacciare la delusione essendosi visto scippare il secondo posto, dopo un supersorpasso al compagno di squadra George Russell, dalla macchina che all’improvviso s’è puntata come un mulo. Si coglie nel gesto tutta la stima del giovane che aveva due anni quando Lewis Hamilton vinceva il suo primo Mondiale su McLaren nel 2008, il bambino e il mito abbracciati l’uno all’altro, a parti quasi invertite, se è vero che oggi è il bambino in testa alla classifica piloti e il campione gli è ora secondo, proprio grazie alla vittoria del 14 giugno in Spagna.

Lewis Hamilton al Gp di Spagna passa primo sotto la bandiera a scacchi sventolata da Novak Djokovic
Lewis Hamilton al Gp di Spagna passa primo sotto la bandiera a scacchi sventolata da Novak Djokovic
Lewis Hamilton vince il Gp di Spagna sotto la bandiera a scacchi sventolata da Novak Djokovic (Pool via REUTERS)

Non può sapere il bambino che proprio lì, come ci ha raccontato il suo biografo Frank Warral, Lewis Hamilton, primo nero in F1, ha vissuto nell’anno del primo Mondiale vinto uno dei suoi momenti difficili: «Quando ha trovato tifosi di Alonso in Spagna nel 2008 con la faccia dipinta di nero e “la famiglia di Hamilton” scritto sulla maglia. Si è detto “triste” per non aver sentito la voce del mondo dello sport alzarsi contro quell’episodio. Ma, convinto che lo sport fosse nel suo destino, non si è mai lasciato abbattere».

Neanche l’ultimo anno, difficile fino a quasi convincerlo che la Ferrari avesse bisogno di un altro pilota, ha portato Lewis Hamilton alla resa, come ha dimostrato il Gp a suon di giri più veloci di Spagna 2026, a 19 anni dall’esordio in Formula 1, una lezione per il ragazzo che ha tutta la vita e i sogni davanti. Lo dicono predestinato, ed è sempre difficili esserlo. E Hamilton è il primo a saperlo, per esserci passato. I due a distanza di vent’anni vivono vite parallele: il primo messo sotto contratto dalla McLaren a 12 anni, il secondo entrato nel programma Junior della Mercedes a 13.

Quell’abbraccio sa di castello di destini incrociati, di passaggio di consegne tra generazioni, magari senza fretta e con tanta strada da fare. E se davvero di qui in poi i due ingaggeranno un duello al vertice sarà quanto di più interessante i tifosi italiani potranno desiderare, sapendo che potranno dividere il cuore tra la Rossa e l’italiano ragazzino, senza doverlo spezzare. E chissà quanti sul finale della Spagna felici di vedere il vecchio campione transitare sotto la bandiera a scacchi, sventolata da Novak Djokovic, si saranno dispiaciuti un poco per il giovane Kimi tradito all’ultimo dalle sue quattro ruote.