La legge del 1932 che vieta agli atleti con diabete di entrare nei gruppi sportivi militari è un dinosauro giuridico che va cambiato con urgenza. Non solo perché i Gruppi sportivi militari e civili nel frattempo hanno fatto passi da gigante come accogliere, dal gennaio 2022, gli atleti paralimpici, tra le cui file ci sono per altro militari di carriera da prima, come Monica Contrafatto, più volte sul podio paralimpico dei 100 metri, Caporal Maggiore scelto Ruolo d’Onore dell’Esercito, Primo Reggimento Bersaglieri, che corre con la protesi proprio per aver perso una gamba per una bomba il 24 marzo 2012 durante la sua seconda missione in Afghanistan.

Ma perché i progressi della scienza, dal 1932 al 2026, un'era geologica in campo scientifico, rendono quella norma fuori dal mondo: lo sport di campioni con diabete è pieno senza che la malattia, compensata a dovere con gli strumenti che scienza e tecnologia mettono a disposizione, impedisca loro non solo di condurre una vita in piena forma e di competere ma pure di vincere e stravincere.

È noto che abbia scoperto il diabete a 13 anni Alice Degradi, schiacciatrice dell'Italia della pallavolo campione Vnl 2025 e rientrata da poco come titolare a Chieri dopo l'infortunio al crociato.

Pochi sanno, invece, che Steve Redgrave, il campione più simbolico che la storia del canottaggio ricordi, 5 ori olimpici in 5 olimpiadi da Seoul 1988 a Sydney 2000 dividendosi tra gli equpaggi 2 e 4 britannici si fosse scoperto il diabete di tipo 1 nel 1997.

Un problema anche di cultura, il caso Zverev

Che invece sia diabetico dall'età di tre anni Alexander Zverev, il numero tre del tennis mondiale, uno degli atleti più prestanti del circuito, lo ha dovuto sapere tutto il mondo dal 2023 quando il campione tedesco ha battibeccato con una giudice di sedia al Roland Garros, perché nella partita precedente giocata contro Tiafoe, un supervisor aveva eccepito il fatto che il tennista assumesse insulina al cambio di campo (cosa che Zverev fa abitualmente nei tornei Atp e se non si vede in Tv è soltanto perché il cambio è coperto dagli spot pubblicitari) e pretendeva che chiedesse un medical time out: «C'era un supervisor che non sapeva che fossi diabetico - ha spiegato poi il campione tedesco - e quando mi sono fatto un'iniezione d'insulina lui, preso dal panico, mi ha detto di chiamare invece il medical time out. Per questo prima dell'ultimo match ho detto all'arbitro: “Decidi cosa vuoi che faccia, se devo chiamare un Medical time out, se devo sprecare un toilet break, ma non mandarmi tutta sera avanti e indietro"». Il tennista tedesco, che ha una fondazione che fa solidarietà su questo tema, ha poi spiegato il problema in conferenza stampa: «Se dovessi prendere un toilet break (limitati per regolamento numericamente ndr.), significherebbe che non è permessa una cosa che a me serve per vivere, perché potrei anche aver bisogno dell'insulina senza aver più possibilità di uscire dal campo! Certi arbitri pensano che io stia facendo qualcosa di strano se mi faccio l'iniezione, eppure sono diabetico da quando avevo tre anni, lo sanno tutti dall'estate scorsa e allora una volta ho chiesto a uno di loro: "Ma davvero pensi che io mi stia dopando in campo"?».

La legge del 1932 e i suoi effetti

Il limite ai Gruppi sportivi militari e civili oggi sta creando problemi a giovani atleti italiani di alto livello come Anna Arnaudo la più forte mezzofondista italiana under23, Giulio Gaetani, campione del mondo under 20 nella spada, e il nuotatore Federico Rizzardi, che avrebbero tutte le carte in regola dal punto di vista dei risultati tanto da destare l'interesse dei gruppi sportivi militari e civili, ma che non possono entrarci per questo ostacolo legale obsoleto.

Il parere del mondo scientifico

La questione ora è sul tavolo delle istituzioni dopo che ai primi di marzo la FeSDI – Federazione delle Società Diabetologiche Italiane, che unisce AMD e SID, ha incontrato il Ministro della salute Orazio Schiallaci.

«Il tema è una questione di equità e di diritto – ha spiegato Riccardo Candido, Presidente della Fondazione AMD – L’accesso ai gruppi sportivi militari deve basarsi esclusivamente sul merito sportivo e sulla reale idoneità individuale, non sulla diagnosi medica. La storia dello sport internazionale dimostra che il diabete non è incompatibile con l’eccellenza agonistica: atleti come Gary Hall Jr., Sir Steve Redgrave e Alexander Zverev hanno raggiunto risultati di vertice mondiale e olimpico. Questo dimostra che l’esclusione automatica prevista da norme risalenti a quasi un secolo fa non è più giustificabile».

Raffaella Buzzetti, presidente della Società Italiana di Diabetologia (SID) ha confermato il fatto che dal punto di vista scientifico la legge non regge più: «Oggi la diabetologia dispone di strumenti diagnostici e terapie sempre più personalizzate, che hanno rivoluzionato la gestione della malattia e consentono alle persone con diabete di mantenere un eccellente compenso metabolico anche durante attività sportive ad altissima intensità. Non esistono evidenze scientifiche che giustifichino l’esclusione automatica degli atleti con diabete dai Gruppi Sportivi Militari. Al contrario, la letteratura e la nostra esperienza clinica dimostrano che, con adeguato follow-up specialistico, questi atleti possono competere in piena sicurezza e ai massimi livelli. Superare barriere normative ormai anacronistiche significa riconoscere il valore del merito, promuovere l’inclusione e allineare le regole allo stato attuale delle conoscenze scientifiche, nell’interesse degli atleti e del sistema Paese».

Gli appelli per cambiare

Sono molte le riviste di settore che hanno rilanciato questo appello e questo tema, ricordando anche che aiuterebbe molto a superare uno stigma sociale che persiste - vedi caso Zverev arbitri - anche grazie allo scarso aggiornamento della cultura scientifica media, di cui questa norma obsoleta è la prova. Superarla aiuterebbe non solo giovani promettenti italiani a realizzare i loro più che legittimi sogni ma anche i tanti bambini che si identificano in loro a vivere con pienezza la loro normalità, incoraggiati a praticare sport, cosa che per altro gli studi scientifici consigliano anche per una ottimale gestione della malattia. È una legge di una riga, si potrebbe fare in un minuto. Perché non farla presto allora?