Zero polemiche sui social, zero recriminazioni nelle interviste. Manila Esposito, la ginnasta diciannovenne che ha eguagliato le 13 medaglie individuali europee in carriera di Vanessa Ferrari, ha risposto a chi sui social ha criticato il suo corpo, a dire degli haters troppo pesante, a suon di risultati e solo con quelli: è tornata dagli Europei di Zagabria con l’argento a squadre dell’Italia, con l’oro individuale al corpo libero, e un altro argento alla trave, la specialità più temuta nella quale era stata bronzo olimpico individuale a Parigi 2024. Ha 19 anni e una vita di ginnastica davanti, adesso che anche quella disciplina non brucia più tutto, corpi compresi, dentro la breve finestra dell’adolescenza.

La risposta con i fatti di Manila Esposito è una reazione positiva a un dato negativo, a quell’abitudine corriva di non misurare mai le parole che fa dei social network lo sfogatoio di tutte le reazioni emotive, spesso senza calcolarne l’impatto che in questo caso potrebbe andare oltre la critica malmisurata alla singola persona. Il rischio è infatti fare danni a più largo raggio, in una disciplina, come la ginnastica – molto social e seguitissima dai giovanissimi - , che sta faticosamente uscendo a livello internazionale da una mentalità che è stata più volte oggetto in tempi recenti di critica e autocritica anche proprio per aver rischiato negli anni di veicolare un ideale atletico-estetico di leggerezza esasperato al punto da rischiare di portare come effetto collaterale il pericolo dell’innesco di disordini del comportamento alimentare, benché i regolamenti non chiedessero niente di simile.

Si pensi alla corsa alle ginnaste “bambine” cominciata con Olga Korbut a Monaco 1972, continuata con Nadia Comaneci a Montreal 1976, che soprattutto all’Est prima della caduta del muro e in Cina ha finito per incarnare a lungo un modello vincente, che ha fatto proseliti anche negli Usa.

Nel tempo la Federazione internazionale ha spostato avanti i limiti di età, portando progressivamente l’età senior ai 16 anni da compiere nell’anno solare, oggi la Comaneci del 1976 non potrebbe andare alle Olimpiadi, ma ha anche attivato recentemente istituti come la Safeguarding commission, per prevenire ogni forma di abuso e per la salvaguardia del benessere delle atlete.

Una sensibilità maturata anche a causa di scandali che hanno fatto emergere la diffusione, in diversi Paesi, nell’ambiente, di casi di abitudini disciplinari potenzialmente a rischio per la salute psicofisica di atlete, che spesso per le caratteristiche delle discipline, nella ginnastica artistica e ritmica, giungono ai vertici internazionali quando la maturazione psico-fisica è ancora incompleta e quindi in una fase di maggiore vulnerabilità.

Il fatto che oggi si vedano premiati risultati tecnici di alto livello, incoraggiando tecnici e atlete a creare esercizi adatti alle strutture fisiche di persone diverse, anziché omologare i corpi ad ogni costo al dettame astratto di una disciplina, è una conquista recente e sana di cui i risultati di Manila Esposito sono la prova. Una conquista che la pretesa della perfezione “instagrammabile”, una perfezione per definizione artificiale, oltreché spesso non sorretta da nozioni tecniche, fondata solo sulla viralità, rischia di riportare culturalmente indietro la faticosa evoluzione in corso.

L’aspetto positivo è che i canali di Manila Esposito dopo le tre medaglie europee, sono stati inondati dai follower di commenti positivi e di manifestazioni sostegno e solidarietà alla ginnasta, contro i commenti negativi che hanno criticato il corpo senza tenere conto del valore della prestazione, segno che il pubblico della ginnastica sta seguendo il nuovo corso.