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Carlo Ancelotti, 67 anni, ct del Brasile, durante il match contro il Cile nel girone di qualificazione al Mondiale (Ipa)
L’Italia, al Mondiale senza Italia, ha il volto rassicurante di Carlo Ancelotti, l’allenatore più vincente della storia del calcio, l’uomo convinto che quando si tratta di giocare a pallone la valorizzazione degli uomini valga più del modulo, l’unico a mettere insieme cinque successi in Champions League e ad aver vinto un Campionato in tutte le principali leghe europee: la Serie A italiana con il Milan, la Premier League inglese con il Chelsea, la Ligue 1 con il Paris-Saint-Germain, la Bundesliga tedesca con il Bayern Monaco e la Liga spagnola con il Real Madrid.
Mancava giusto l’esperienza di una Nazionale per completare il curriculum ed è arrivata la chiamata più prestigiosa, quella dal Brasile, la terra dove il calcio si danza sulle spiagge di Bahia, mai prima d’ora arrivato a giocarsi un Mondiale con un tecnico straniero. È probabile che per gli italiani, appassionati di calcio e orfani di bandiera, sia proprio Ancelotti, appena confermato fino al 2030 in verdeoro, il primo porto sicuro su cui fare rotta, per seguire il Mondiale 2026 con un po’ di trasporto emotivo, senza limitarsi a un asettico «guardo il gioco», che se non si incrocia una partita particolarmente appassionante diventa presto noia.
Scatterà, anche se non è proprio la stessa cosa, la dinamica della “seconda squadra”, come accade a chi, crescendo per campanile nel sostegno ai colori di casa, magari in Serie B, poi si consola trovando un pretesto affettivo nella massima serie: un espediente emotivo per non far vincere il rimpianto.
E lì varrà un po’ di tutto: proprietà transitiva dal tifo di club, legami personali o familiari con Paesi, simpatie per singoli campioni (ci sono convocate leggende magari attempate: come Lionel Messi e Cristiano Ronaldo, in cui si riconoscono quasi tutti). Connessioni con l’Italia se ne trovano: dall’Argentina campione in carica che non solo recluta il capocannoniere interista della Serie A Lautaro Martínez, ma è il Paese che accoglie il maggior numero di cittadini italiani all’estero, all’Olanda del romanista Donyell Malen, alla Francia che ha il fisioterapista italiano Yuri Annechiarico e in cui militano Maignan e Rabiot del Milan, Manu Koné della Roma e Marcus Thuram dell’Inter. Anche se con i “cugini” d’Oltralpe l’identificazione è difficile, passa di lì una rivalità antica: che parte dal De bello gallico e finisce con Zidane contro Materazzi a Berlino 2006.
Proprio la foto della festa di allora, con Fabio Cannavaro che alza la Coppa e Rino Gattuso sotto di lui avvolto nella bandiera, rende, beffarda, il rimpianto di oggi: Cannavaro al Mondiale sulla panchina dell’Uzbekistan, Rino Gattuso a casa con l’Italia non qualificata alla fase finale. Anche Vincenzo Montella sulla panchina della Turchia affronterà il Girone D vedendosela con Australia, Stati Uniti e Paraguay. È il segno che gli allenatori formati da noi, con i loro staff, sono ancora un prodotto da esportazione. Fisioterapisti, collaboratori tecnici e preparatori italiani sono presenti in tante delegazioni impegnate a “United 2026”, logo che sintetizza il primo Mondiale organizzato da tre Paesi.


Vincenzo Montella, Ct della Turchia al Mondiali (Reuters)
L’Italia esprime anche la più elevata carica arbitrale a livello internazionale: Pierluigi Collina, presidente della Commissione Fifa. Ma l’unico “azzurro” a mettere piede dentro le righe del campo di calcio sarà Maurizio Mariani, uno dei 52 direttori di gara selezionati. Avrà il vantaggio di non dover tifare contro l’Italia per avanzare verso la finale. Con lui “convocati” anche Marco Di Bello, al Var (WMO), e gli assistenti Daniele Bindoni e Alberto Tegoni. Saranno loro a confrontarsi, per la prima volta in una Coppa del mondo, con la nuova tecnologia, il 3D Var, che dovrebbe rendere le immagini più leggibili e meno controversa la valutazione del fuorigioco.
Con l’Italia a giocarsela ne avremmo forse sentite delle belle, così sarà un problema altrui. Il campo, invece, è un problema nostro, tanto più evidente in una competizione che per la prima volta nella sua storia ha esteso le squadre partecipanti da 32 a 48. Intanto il 22 giugno, mentre Francia e Argentina si giocheranno il proprio girone, in Italia, con l’elezione dei nuovi vertici della Federcalcio, si deciderà a quali mani affidare la ricostruzione.




