Miracolo a Milano come fu miracolo a Torino vent'anni fa, un anello di ghiaccio in casa, quando c'è, produce oro. Stavolta lo portano Davide Ghiotto, Michele Malfatti e Andrea Giovannini che sul ghiaccio filano in trenino come il leggendario treno proiettile giapponese.

Milano Cortina 2026 Olympics - Speed Skating - Men's Team Pursuit Victory Ceremony - Milano Speed Skating Stadium, Milan, Italy - February 17, 2026. Gold medallists Davide Ghiotto of Italy, Michele Malfatti of Italy and Andrea Giovannini of Italy celebrate on the podium after winning the Men's Team Pursuit REUTERS/Yves Herman
Milano Cortina 2026 Olympics - Speed Skating - Men's Team Pursuit Victory Ceremony - Milano Speed Skating Stadium, Milan, Italy - February 17, 2026. Gold medallists Davide Ghiotto of Italy, Michele Malfatti of Italy and Andrea Giovannini of Italy celebrate on the podium after winning the Men's Team Pursuit REUTERS/Yves Herman
Milano Cortina 2026, Ghiotto, Giovannini, Malfatti sul podio (REUTERS)

Prima due volte Francesca Lollobrigida, adesso loro. Anzi l’oro. Un altro. Questo padiglione di Rho Fiera, 13 N, per la precisione, l'ultimo in fondo rispetto alla metropolitana, prestato alla velocità sul ghiaccio, che si chiamerà Ice Park solo fino all'ultimo dei 17 giorni dei Giochi e mai più, ha regalato da solo un terzo delle nove medaglie d’oro raccolte finora tra neve e ghiaccio a Milano Cortina 2026: tre ori, più il bronzo di Riccardo Lorello, nei 5000 metri. Lorello è di Rho, è cresciuto a dieci minuti da questa pista che non c’è mai stata.

Anche a Torino l'Oval è vissuto per i Giochi appena, resuscitato per il breve tempo delle Universiadi e infine riconvertito a un palazzo esposizione. Le serpentine per il Ghiaccio ci sono ancora ma il ghiaccio non s'è fatto più. L’Ice Park di Milano subirà lo stesso destino. Per il Paese forse è giusto così, si tratta di uno sport di nicchia, ma per chi della nicchia fa vita quotidiana è sempre tempo di migrare.

Se è vero che l’inseguimento, gara di squadra, dà la misura della salute del movimento, la densità di successo del ghiaccio pista lunga è altissimo, perché il movimento della velocità è piccolo, vale (sommando pista lunga e short track) circa un decimo del pattinaggio di figura che rappresenta il grosso della disciplina.

Quando sotto il maxischermo di Cesana Pariol dove Armin Zoeggeler correva la terza manche dello slittino olimpico, nel 2006 colleghi olandesi vennero a chiedere che movimento ci fosse dietro un Enrico Fabris che pareva spuntato dal nulla a far razzia di margherite d’oro, argento e bronzo, facemmo un numero attorno agli 80 tesserati in totale nella pista lunga, gli olandesi capirono 80mila pensando a casa loro.

Oggi la velocità sul ghiaccio italiana comprensiva di short track, perché tanti giovani fanno tutte e due le cose, e di pista lunga conta un migliaio di tesserati in tutto, molti partiti dalle rotelle poi approdati al ghiaccio per inseguire il sogno olimpico alle rotelle precluso.

Gli atleti di interesse olimpico, nella velocità su pista lunga, non arrivano a 20: ma per le dimensioni di questo movimento sono «tantissime persone con cui allenarsi», copyright Michele Malfatti.

Quando lui e Davide Ghiotto hanno iniziato ci si contava sulle dita di una mano. Se lo short track, quella cosa dove si fa a sportellate, è praticabile in un comune palazzo del ghiaccio sulla stessa pista di artistico e danza, la pista lunga richiede altro che in Italia non c'è: ci si allena stagione permettendo all’aperto a Baselga di Pinè (Trentino). Nessuna pista al chiuso a garantire questo livello.

In termini di vita quotidiana per chi, come questi tre atleti del Gruppo sportivo della guardia Finanza, il pattinaggio è lavoro, significa 250 giorni l’anno lontano da casa. E allora ci si spiega anche perché, si sia madri o padri, il primo pensiero, con l'oro al collo, vada a un bambino.

Se il figlio di Lollobrigida non vedeva mamma da una settimana, il figlio maggiore di Ghiotto abbracciato per primo: «Non vedeva papà da cento giorni. Nel resto del tempo tocca fare famiglia con i compagni di squadra», raccontano gli uomini d'oro dell'inseguimento, dove l'affiatamento è necessario perché se uno si stacca dal trenino perdono tutti: «in pista nelle individuali si è anche avversari e averne di forti tra i compagni aiuta a prepararsi meglio, perché in allenamento ci si misura, ma se anche ci sono tensioni in pista, una volta finito l'allenamento, si torna a essere persone», legate dal bisogno di sentirsi unite lontano da casa: «Una pacca sulla spalla e si ricomincia».

A chi gli chiede come abbia assorbito le delusioni individuali che dopo 5mila e 10mila lo avevano indotto a pensare al ritiro, Davide Ghiotto, il filosofo (laureato su Kant) parla di: «Compagni che mi hanno sopportato e supportato». Dell’ispirazione avuta da Francesca Lollobrigida: «Se lei che aveva avuto una stagione senza risultato aveva raggiunto duo ori anche noi dovevamo provarci. Giovannini spiega di aver mimato l'esultanza della stella Nba Steph Curry a Parigi 2024, di cui aveva ammirato la resistenza alla pressione: «Ero molto teso, non avendo avuto altre gare prima, ringrazio lo psicologo della squadra che mi ha aiutato a dominarle». Malfatti urla un: «Ti amo», alla donna che deve lasciare troppo spesso a casa. Ci sono tanti grazie nelle parole di questi campioni che quasi nessuno riconoscerà in strada domani. Non Italia almeno, anche se erano già campioni europei e del mondo.

Milano Cortina 2026 Olympics - Speed Skating - Men's Team Pursuit Victory Ceremony - Milano Speed Skating Stadium, Milan, Italy - February 17, 2026. Gold medallists Davide Ghiotto of Italy, Michele Malfatti of Italy and Andrea Giovannini of Italy celebrate on the podium after winning the Men's Team Pursuit REUTERS/Yves Herman
Milano Cortina 2026 Olympics - Speed Skating - Men's Team Pursuit Victory Ceremony - Milano Speed Skating Stadium, Milan, Italy - February 17, 2026. Gold medallists Davide Ghiotto of Italy, Michele Malfatti of Italy and Andrea Giovannini of Italy celebrate on the podium after winning the Men's Team Pursuit REUTERS/Yves Herman
Milano Cortina 2026 Complicità sul podio (REUTERS)

Come quelli venuti dal niente 20 anni prima di loro (Matteo Anesi oggi allenatore responsabile della velocità, Enrico Fabris deputy manager dell’impianto olimpico, Ippolito Sanfratello segretario generale della Federazione, Stefano Donagrandi allenatore in Olanda, tutti rimasti nel microcosmo del ghiaccio), Ghiotto, Giovannini, Malfatti, guidati come quelli di allora dal Direttore tecnico Maurizio Marchetto, oggi in semifinale - prima di mangiarsi gli statunitensi in finale - hanno dato un dispiacere ai tanti olandesi equipaggiati d’arancione di tutto punto che popolano gli spalti della la pista milanese, come quella torinese di 20 anni fa: chissà come l’ha presa la bimba con la treccia bionda, le bandierine olandesi sulle guance e un brillantino arancione a forma di cuore incollato al mento. Lei, probabilmente, questi tre migranti del ghiaccio vestiti d’azzurro se li ricorderà da grande. Perché a casa sua questo filare in tondo è una cosa importante quasi come l’Nba di Steph Curry.