Il ragazzo c’è e si farà. La stoffa si vede già da come regge lo scambio e da come risponde senza tanti timori reverenziali al numero uno al mondo.

Cinque anni di meno, per la statistica sta replicando la progressione del Sinner di cinque anni fa. Jodar di nome Rafael, soprannome Rafa, madrileno, a 19 anni, dopo appena pochi mesi nell’Atp, gioca con la mente libera di chi non ha da perdere nonostante il pubblico di casa.

Tennis - Madrid Open - Park Manzanares, Madrid, Spain - April 29, 2026 Spain's Rafael Jodar in action during his quarter final match against Italy's Jannik Sinner REUTERS/Ana Beltran
Tennis - Madrid Open - Park Manzanares, Madrid, Spain - April 29, 2026 Spain's Rafael Jodar in action during his quarter final match against Italy's Jannik Sinner REUTERS/Ana Beltran
Rafael Jodar (REUTERS)

Contro di lui c’è un Sinner imperfetto, che alterna errori (25!) per lo più sul diritto non da lui ad altrettante giocate fenomenali, che gli bastano per dominare 6-2 il primo set. Ma poi deve giocare un equilibrato secondo in cui si complica spesso la vita al servizio, anche perché il ragazzo risponde sempre, mentre Sinner, anche in risposta, spreca parecchie opportunità. Le occasioni non sono mancate da entrambe le parti: ma gestite in modo diverso, Sinner ne esce con giocate formidabili, Jodar salvato dagli errori di Sinner. Questo fino al tie break che chiede mente fredda e cuore saldo, cosa che Sinner possiede in abbondanza, unite a una robusta dose ormai di esperienza al tiebreak nel mix valgono al numero uno al mondo nel finale una supersequenza di 11 punti consecutivi. È ormai una costante per Sinner, come è stato per Federer, mettere in minoranza l’avversario chiamato a servire per primo sulle delicate sequenze di 4-4, 5-5, 6-6. È lì che l’altro paga la tensione mentre Jannik alza ormai abitualmente il livello.

Ma il giovane c’è ed è tra i candidati all’assedio del duopolio del tennis, non a caso ha tenuto in campo oltre due ore il numero uno e lo ha fatto tenendogli testa. L’esperienza e il lavoro, se verrà, faranno il resto. SInner e Alcaraz lo sanno e lo rispettano. Non solo per quel nome, che evoca predestinazioni pesanti.