Una ingiustizia sociale «diffusa» che «sgorga dalla corruzione tracotante, tanto deplorevole quanto discriminatoria». Papa Leone, nel messaggio ''Il Signore è il rifugio del povero'', diffuso per la X Giornata Mondiale dei Poveri che sarà celebrata domenica 15 novembre 2026, parla di una società dove non si cerca più il trascendente, ma solo l’interesse personale.

«I primi a doverne subire le conseguenze sono i poveri, non a caso in aumento in molte società. L'assenza di Dio pone le persone non più una accanto all'altra nel rispetto reciproco, ma una sopra l'altra nel segno del dominio e della sopraffazione. Viene così esibita una dissacrante logica di prevaricazione e di scarto che emargina e umilia. In questa condizione si trovano non solo singole persone, ma intere popolazioni. Le parole del Salmo risuonano ancora colme di verità: “Divorano il mio popolo come il pane'”. Inoltre, aggiunge il Pontefice, «il grido di giustizia dei poveri oggi viene spento con molteplici tecniche, sempre più subdole, fino a rendere afono ogni loro sforzo di fare udire le proprie richieste».

Il Papa sottolinea che «l'ambiente digitale radicalizza il pregiudizio nei loro riguardi e accresce la cortina di indifferenza che circonda le loro cause. Al povero non resta che gridare verso Dio e far giungere a lui il lamento, avendo certezza di essere ascoltato perché Dio è fedele e ricco di misericordia».

Un gruppo di senza dimora attende il pranzo servito da Sant'Egidio a Palazzo Migliori. L'edificio, accanto a piazza San Pietro è stato destinato, prima da papa Francesco e adesso da Leone, ai più vulnerabili (REUTERS)

In una società che li ignora «quanti sono oppressi, umiliati e indifesi crescono nella certezza di doversi abbandonare a Dio carichi di fiducia e di attesa. In questo totale affidamento, rifiorisce il senso della propria dignità, si riconoscono sorelle e fratelli con cui organizzare i propri sogni, la speranza diventa silenziosamente realtà. Rifugiarsi in Dio equivale a trovare la protezione vera e sicura, quella che i potenti non possono garantire e preferiscono negare».

Ma se i poveri vengono scartati, «la comunità cristiana», insiste Leone, «non può rimanere insensibile davanti ai tanti che oggi sono alla porta e rimangono invisibili a quanti stanno chiusi tra le proprie mura. La Chiesa, per sua stessa natura, è chiamata ad essere povera e rifugio per i poveri». In coerenza con il Vangelo e richiamando sant’Agostino e la parabola del ricco epulone, oltre che il gesto di San Francesco che, giunto a Roma, «si tolse i propri abiti e li scambio coni vestiti stracciati di uno di loro», la Chiesa è chiamata a una conversione profonda.

Chi è vulnerabile, inoltre, «sa riconoscere più di altri l'essenziale, perché vive dell'essenziale. Più simile di tutti a Cristo, riconosce Dio come proprio rifugio anche quando le circostanze sembrano smentirlo, ed è colmo di speranza per la sua giustizia, che non tarda a manifestarsi». Il Papa sottolinea che «chi ha Dio per rifugio è libero di compiere scelte profetiche». Il Messaggio poi insiste sulla necessità che siano superate le distanze tra chi è assistito e chi assiste perché ciascuno è dono per l’altro e perché il povero «abita al riparo dell’Altissimo».

E allora, «per quanti sono privi di una casa, di un lavoro, dell'istruzione, del cibo, della salute si apre una nuova via: la condivisione come espressione del Regno di Dio. All'ossessione di quanti accumulano ricchezze solo per sé si oppone l'ostinazione di Dio che, nella testimonianza di persone in carne e ossa, apre il cuore e accoglie nel suo amore».