«Panem et circenses», letteralmente dal latino, pane e giochi circensi, ovvero la una celebre locuzione con cui il poeta romano Giovenale sintetizza la strategia politica di controllo sociale e consenso delle masse basata sulla distribuzione gratuita di cibo e sull'organizzazione di spettacoli pubblici. Ieri per il suo ottantesimo compleanno Trump l’ha modificata, ma sono di un po’: «Pane e botte (da orbi), sul prato della Casa Bianca». Sono infatti scene (in)degne de “Il Gladiatore” quelle in arrivo da Washington nella nottata tra il 14 e il 15 giugno, con un Donald Trump tirato a lucido per una serata pensata non solamente per promuovere un momento di sport, ma soprattutto per propaganda personale. Così come un imperatore romano accoglieva i suoi gladiatori nel Colosseo, così ha fatto Trump con i fighters che hanno combattuto nell’ottagono posizionato nel parco della Casa Bianca. La serata è stata composta da sette incontri, disputati sotto gli occhi di alcune delle personalità più influenti del mondo americano come Mark Zuckenberg – il fondatore di Facebook è spesso presente ad eventi UFC- e David Ellison, capo di Paramount e Gerry Cardinale, proprietario del Milan.

Il nome scelto per la card di ieri sera è emblematico: UFC Freedom 250. Oltre a festeggiare il proprio compleanno, Trump ha voluto che venisse esaltato il riferimento al 250esimo anniversario dell’indipendenza americana. E infatti, fin dalla giornata di venerdì, quando si sono svolte le conferenze stampa degli atleti, la bandiera a stelle e strisce era praticamente ovunque: dalle bandiere fisiche che costellavano la Casa Bianca, fino alle grafiche delle televisioni che seguivano l’evento.

Dodici jet hanno sfilato sopra le teste di chi è riuscito ad accaparrarsi un biglietto storico, mentre “The Star-Spangled Banner” veniva cantato al centro dell’ottagono e Donald Trump compiva il suo ingresso trionfale, con al suo fianco Dana White, CEO di UFC.

I combattenti hanno sfilato passando per lo Studio Ovale, scendendo successivamente da una scalinata piena di bandiere statunitensi, per poi raggiungere il centro del ring. A rappresentare gli USA ci hanno pensato al meglio Bo Nickal, Sean O’Malley, Josh Hokit e Justin Gaethje. Soprattutto gli ultimi due hanno rubato la scena e sicuramente avranno infervorato l’animo del Presidente. Gaethje perché ha compiuto una vera e propria impresa sconfiggendo Ilia Topuria, campione con un record di 17 vittorie e zero sconfitte (fino a ieri sera), vincendo il titolo dei pesi leggeri. Il peso massimo Hokit invece si è reso protagonista per un’uscita infelice ed assolutamente evitabile, quando alla fine del suo match -vinto- contro Derrick Lewis ha scherzato con Trump affermando che Michelle Obama sia un uomo e poi mettendo al collo del Presidente una catena.

UFC Freedom 250 non è soltanto una serata di sport: è stata una mossa calcolata per lavorare sull’immagine del neo ottantenne. Con i sondaggi che raccontano un Trump in difficoltà, il Presidente ha scelto il linguaggio che conosce meglio: lo spettacolo. Ottant'anni festeggiati con jet militari, stelle e strisce ovunque e pugni veri nell'ottagono. Un messaggio semplice, viscerale, pensato per il suo elettorato: Trump è ancora forza, ancora America. La boxe e le arti marziali miste hanno da sempre questa capacità evocativa — esaltano il coraggio individuale, la durezza, la vittoria netta. Usarle come scenografia presidenziale, nel giardino della Casa Bianca, è propaganda nella sua forma più antica: il potere e la potenza che si mostrano attraverso i guerrieri.