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Tennis - Wimbledon Jannik Sinner in azione subito dopo aver perso il primo set nella finale 2026
Un errore e subito dopo un ace o un punto di particolare pregio, gestito con coraggio, determinazione e sicurezza. Saper “dimenticare” temporaneamente l’errore appena trascorso, senza rimuginarvi, senza lasciare che si incisti in testa guastando il prosieguo della partita è una caratteristica che Jannik Sinner ha dimostrato fin da giovanissimo, ma che emerge vieppiù man mano che avanza e che la posta in gioco si fa difficile, perché il palcoscenico e la pressione che gravano sul favorito crescono a ogni vittoria importante.
È una delle sue caratteristiche davvero vincenti, perché un po’ contro natura: è naturale rammaricarsi degli errori, rischiare che inneschino il meccanismo perverso della paura di sbagliare che porta l’ansia a dominare il campo e a indurre a sbagliare di nuovo. Jannik, invece, riesce a sbagliare e anche a stare nel disagio di una situazione critica a sul campo, mantenendo il controllo di sé, senza lasciarsi imprigionare dai pensieri negativi che come tutti deve avere, e anzi nonostante tutto a guardare avanti e a focalizzarsi sempre costruttivamente sul punto successivo, anziché ruminare distruttivamente su quello precedente mandato in rete o fuori dalle righe. E ci riesce anche quando l’errore ha determinato una occasione ghiotta non colta che lo ha mandato sotto, passibile di farsi decisiva. In queste situazioni, Jannik invece di tremare, di farsi venire il “braccino” come si dice in gergo, spesso si supera al punto successivo dando il meglio di sé, a maggior ragione se costretto a giocarlo sotto pressione perché decisivo.
In questo modo, ripara l’errore nell’immediato. E solo dopo, portata la barca in porto, fuor di metafora la partita fuori dalle sabbie mobili, analizza a freddo la partita nel bene e nel mare, per poi lavorare con costanza sui propri punti deboli per imparare a non ricadere nelle medesime fragilità, in definitiva per crescere, per apprendere dal passato senza restarvi invischiato.
Certo, a differenza del campo da tennis, che in fondo resta un gioco ancorché serio a quel livello, la vita espone a errori gravidi di conseguenze, anche irreparabili. Impossibile “dimenticare” quel genere di sbagli, fortunatamente rari, ma ce ne sono altri, non così gravi, di cui siamo bravissimi ugualmente a restare prigionieri, anche quando le conseguenze sono state marginali o superate. Ma sono i diritti dell’uomo a dire che anche chi ha sbagliato gravemente ha diritto a una possibilità di ravvedersi, ma il ravvedimento passa anche dalla presa di coscienza degli errori commessi e della possibilità successiva di “perdonarli” a sé stessi, per non ripeterli e migliorarsi.
Ecco, sarebbe bello poter imparare dalla forza interiore del ragazzo altoatesino, a non ancora 25 anni e già così maturo, a portarsi nella quotidianità, nel lavoro ,a scuola, nelle relazioni, con la stessa saggezza che Jannik riesce ad applicare al tennis. Sarebbe bello imparare dalle partite di Sinner a perdonarsi i propri limiti del passato, non per leggerezza o per protervia come farebbe chi se li mette alle spalle per rimuoverli e rivendicarli, ma per restare concentrati sul miglioramento di sé stessi, sulla vita davanti, su quello che di buono e di bene si può ancora fare per costruire e costruirsi, anziché restare prigionieri di ciò che si è già sbagliato e che, rimasticato all’infinito, rischia di compromettere la parte costruttiva di quello che rimane, oltreché la serenità e l’equilibrio




