«Siamo in Italia, sul Lago d’Orta, per rappresentare attraverso lo sport il nostro Paese, l’Ucraina». Ihor Oliynyk, 29 anni, e Volodymyr Shanaida, 37, sono veterani di guerra. Dopo l’invasione russa dell’Ucraina e l’inizio del conflitto su larga scala, entrambi sono partiti per il fronte, Ihor come volontario, Volodymyr chiamato nell’esercito nell’ambito della mobilitazione obbligatoria. Entrambi nel 2023 sono stati gravemente feriti: Ihor ha perso un occhio e un braccio, Volodymyr entrambe le gambe. Ora, insieme ad altri tre veterani ucraini che hanno subìto gravi amputazioni in guerra, sono in Italia per partecipare il 13 e il 14 giugno alla competizione internazionale di nuoto in acque libere Oceanman Lago d’Orta 2026 (la seconda tappa italiana dopo quella a Cattolica il 23 e 24 marzo), gareggiando sulle distanze di 2 km e 5,5 km accanto ad atleti di altri Paesi, alla pari, senza categorie separate.

Ihor è originario di Kyiv, non è sposato e prima della guerra lavorava in un bar, era già stato in Italia una volta, in Sardegna. Racconta di essere stato ferito a Lyman, nella regione di Donetsk, distretto di Kramatorsk, occupata dai russi a maggio del 2022, liberata dagli ucraini dopo pochi mesi, oggi drammaticamente contesa, da un lato l’offensiva russa che cerca di espugnarla, dall’altro la strenua resistenza ucraina. Volodymyr viene da Ternopil, nella parte occidentale del Paese, prima della guerra lavorava come operaio edile, è sposato e padre di due figlie, e per lui venire in Italia ha rappresentato anche il primo viaggio in aereo della sua vita. È stato ferito sul fronte di Zaporizhzhia, nei pressi del villaggio di Robotyne, che dopo essere stato occupato dai russi è stato liberato dalle truppe ucraine nell’estate del 2023 ma, per la sua posizione strategica, non ha mai smesso di essere teatro di pesanti offensive e combattimenti.

Da sinistra, Volodymyr Shanaida, 37 anni, e Ihor Oliynyk, 29.
Da sinistra, Volodymyr Shanaida, 37 anni, e Ihor Oliynyk, 29.

Da sinistra, Volodymyr Shanaida, 37 anni, e Ihor Oliynyk, 29.

Dopo il loro ferimento, per entrambi i veterani è iniziato un lungo periodo di cura e di riabilitazione fisica e psicologica, nel quale lo sport ha avuto un ruolo fondamentale. «Già quando ero ricoverato in ospedale ho capito che non volevo restare fermo, che dovevo fare qualcosa. In ospedale c’era la possibilità di praticare la corsa e ho cominciato, ma mi sono poi reso conto che il nuoto fosse un’attività migliore per me e per il corpo». Ihor ha capito che non doveva arrendersi. Oggi si allena per gare internazionali. «Lo sport per me è diventato un impegno molto serio», dice. «Partecipare alla competizione al Lago d’Orta per me è un modo per mettere alla prova la mia forza e la mia resistenza, in vista delle prossima grande gara, Oceanman a Kyiv, in acque libere sul fiume Dnipro, il 27 e 28 giugno: mi cimenterò su una distanza di 10 km».
Per Volodymyr lo sport è arrivato dopo un anno di cure nell’ospedale di Vinnytsia. «Prima della guerra non praticavo in modo abituale attività sportive. In ospedale ho cominciato a praticare il basket in carrozzina, poi mi è stato proposto di cimentarmi anche nel nuoto, ma continuo sempre a giocare a pallacanestro». E sottolinea: «Questa competizione è anche una sfida con me stesso, con la mia forza e le mie capacità, una prova per vedere se poi potrò andare avanti».

Per Volodymyr, nel recupero psicologico dal ferimento e l’amputazione di entrambe le gambe sono stati determinanti la vicinanza e il sostegno della moglie e delle due figlie, così come il lavoro del terapista della riabilitazione e dello psicologo e oggi ha ripreso in mano la sua vita. Per Ihor è diverso: «Io mi sono arruolato come volontario, ero cosciente che mi sarebbe potuto succedere qualunque cosa, ero pronto alla possibilità di morire. Così, quando sono stato ferito, mi sono sentito psicologicamente saldo».

Si stima che, a causa della guerra, circa 100mila ucraini, tra militari e civili, abbiano amputazioni e invalidità: il numero più elevato in un solo Paese dai tempi della Prima guerra mondiale. Un’emergenza sanitaria e insieme sociale che l’Ucraina si trova già ad affrontare e che ha visto la nascita di numerosi progetti e iniziative per la riabilitazione psico-fisica, l’inclusione, la reintegrazione familiare, nel tessuto sociale e nel mondo del lavoro, tenendo anche conto del fatto rilevante che l’età media delle persone invalide è molto bassa e si tratta perlopiù di giovani.

Il progetto di inclusione sportiva di Oceanman Lago di Orta è stato promosso, in collaborazione con Iron Warriors sport hub (un club sportivo e sociale per veterani ucraini), da YANKO Fund, organizzazione non profit ucraina impegnata nella riabilitazione sportiva e nello sviluppo dello sport per i reduci di guerra, creando opportunità di recupero fisico, integrazione sociale e ritorno a una vita attiva.

«Voglio essere un esempio per tanti altri ragazzi, reduci di guerra come noi feriti e mutilati, per dire loro che la vita non è finita, che c'è sempre la possibilità di rinascere e di ricominciare a vivere in modo attivo», afferma Volodymyr. Lui e Ihor ora continuano in un certo senso a difendere l’Ucraina, non più al fronte, in un modo diverso. «Quando viaggi all’estero e rappresenti il tuo Paese», commenta Ihor, «ti senti ancora di più parte integrante della tua nazione. Ma anche all’interno dell’Ucraina noi dobbiamo mostrare agli altri ragazzi che nel Paese ci sono le opportunità di fare sport, riabilitarsi e non lasciarsi andare».