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Sono sin ora 55 i migranti morti mentre attraversavano il confine sud del Messico con il Guatemala. Una tragedia che lascia senza vita anche giovani vite in cerca di speranza.
Fuggivano dalla povertà e dalla violenza le 107 persone che erano ammassate in un trailer, tra le curvose strade che collegano i due Paesi in Chiapas quando, forse per eccesso di velocità, l’automezzo si è ribaltato, un movimento brusco che ha tragicamente fatto perdere la vita a numerosi migranti e visto la fuga dell’autista. Tra le vittime, anche una ragazza di 16 anni proveniente dal Guatemala, come la maggior parte dei viaggiatori.
«Non dormire! Non chiudere gli occhi, ricorda quello che hai promesso a tua mamma!». Gridava a Sabina, supplicandola, un migrante dopo l'incidente, quando ha capito che la sua ragazza non ce l’avrebbe fatta.
Lo spettacolo dei soccorritori è risultato subito terribile: la Croce Rossa ha posto i teli bianchi sui corpi delle vittime seminati in vari lati della carreggiata, presso un ponte pedonale, migranti doppiamente sfortunati per non essere riusciti nemmeno a iniziare il sogno per una vita nuova che tanto desideravano. Sono in tanti, soprattutto a causa del covid, giovani e meno giovani che stanno lasciando le loro terre, dopo che la crisi ha accentuato povertà e crimine.
Le autorità messicane intanto proseguono l’identificazione delle vittime dell’incidente, in cui almeno 95 guatemaltechi sono rimasti feriti. I migranti venivano da Guatemala, Honduras, Ecuador, Repubblica Dominicana e Messico, ha riferito il governo dello stato del Chiapas, dove è avvenuto l’incidente.
Papa Francesco ha inviato all’arcivescovo di Tuxtla Gutierrez, monsignor Fabio Martinez Castilla, un telegramma, a firma del cardinale segretario di Stato Pietro Parolin per la tragedia. Il Papa esprime profondo dolore e tristezza per le vittime, vicinanza e consolazione per i loro familiari, mentre il presidente del Messico Lopez Obrador, ha espresso il suo dolore su Twitter.
Organizzazioni come Fundación para la Justicia (FJEDD), Sin Fronteras, IAP, Casa Migrante de Saltillo e tante altre, denunciano che le restrizioni della politica migratoria del Messico hanno generato questi risultati, come l’aumento delle persone senza documenti e le pericolose fughe dai controlli che causano morti come queste.
«L'inasprimento delle politiche migratorie e l'esternalizzazione dei controlli delle frontiere porta ad un aumento dei crimini e delle violazioni dei diritti umani contro la popolazione migrante, richiedenti asilo e rifugiati in Messico, principalmente ai confini meridionali e settentrionali», denunciano in un manifesto comune le associazioni umanitarie. La realtà di queste persone è certamente dura e non si limita a un incidente come questo.
Circa tremila migranti infatti, rischiano di essere investiti camminando nella circonvallazione sud di Tapachula, sempre in Chiapas, confine sud del Messico, dove dormono da tre giorni in attesa di salire a bordo di un autobus che l'Istituto nazionale per le migrazioni (INM) sta fornendo per recarsi negli Stati del centro e del nord del Paese per la regolarizzazione della situazione migratoria. Un’odissea che ha prodotto una tragedia in uno dei tanti viaggi della speranza per una vita dignitosa e libera.




