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«E’ ora di farla finita con tutte queste argomentazioni sulla cultura dello sballo. Lo sballo è un male in sé, non c’è dubbio, e fra l’altro c’è un mondo dietro che ci lucra, ma non c’entra niente con la violenza che ha subito quella povera ragazza. Una donna può anche mettersi in una situazione non bella, ma quando un uomo si fa avanti e lei dice no deve essere no, che lei si sia “sballata” o meno. Questo va ribadito a chiare lettere perché altrimenti non ne usciamo».
A parlare, tornando sulla vicenda della denuncia di stupro alla stazione di Bologna da parte di una ragazza minorenne e dei commenti a dir poco infelici di don Lorenzo Guidotti è suor Elsa Antoniazzi, delle Marcelline della Casa di Spiritualità di Pianoro. Suor Elsa non ha dubbi: «La cultura dominante è ancora la cultura del maschilismo, la cultura della “donna che è sempre Eva”, e questo non viene certo detto come un complimento. La donna che provoca e che se la va a cercare. Una cultura aberrante, perché tra l’altro non vengono stuprate solo le donne che incautamente si mettono in una situazione di pericolo. La donna , purtroppo, è sempre a rischio, sono i maschi che vanno rieducati. Per questo abbiamo il dovere di insegnare la prudenza, perché il mondo che ci circonda è quello che è, ma questo è un altro discorso».
Quanto alle parole di don Lorenzo, suor Elsa fa un distinguo: «Io non penso affatto che quel parroco volesse giustificare la violenza subita da quella ragazza, questo no, ma con le sue parole si è reso complice della cultura maschilista, e su questo bisogna riflettere. Anche i commenti di chi prende le sue parti sono legati al maschilismo, per cui la donna in qualche misura è sempre colpevole».
Il mondo cattolico, purtroppo, non è esente da questa piaga, «ci sono bravi sacerdoti, vescovi meravigliosi, ma la leadership intellettuale è sempre gestita da uomini, Papa Francesco sta cercando di smuovere qualcosa ma il cammino è lungo», spiega suor Elsa. «E poi, come dice giustamente monsignor Zuppi, c’è questa brutta abitudine di molti cattolici di cercare sempre e comunque un colpevole», conclude. «In questo caso il colpevole è uno solo, chi ha stuprato. La ragazza, che è vittima due volte, va solo difesa e aiutata».




