Ecco una storia di ordinaria e un po’ folle burocrazia italiana.
A metà gennaio al casello di Pistoia  un’ambulanza munita di Telepass che trasportava un paziente colpito da infarto è stata costretta ad attendere diversi minuti perché la sbarra non si alzava. Alla fine l’intervento del 118 ha permesso al mezzo di passare e raggiungere l’ospedale San Jacopo.
L’episodio è dovuto al fatto che a ottobre è scaduta la convenzione, siglata nel 1999, tra Autostrade per l’Italia e l’Anpas, l’associazione nazionale che raggruppa le 881 Pubbliche Assistenze e Misericordie d’Italia con circa 90mila volontari, che svolgono il 70 per cento dell’intero trasporto sanitario nazionale.

L’accordo prevedeva che ogni associazione che effettua servizio di soccorso e trasporto malati d’urgenza e “non in emergenza” (ad esempio, il trasporto dei pazienti dializzati, le dimissioni da casa, il trasporto tra due ospedali), purché gratuite per il paziente, utilizzando ambulanze con medico e infermiere o  “personale volontario formato” a bordo fosse dotata del Telepass, concesso in comodato d’uso gratuito, per circolare in autostrada.
Ora la convenzione non è stata abolita tout court ma è cambiato il metodo per ottenere l’esenzione e sono stati limitati i casi nei quali la si può chiedere. In pratica, a differenza della Croce Rossa, che gode di un’esenzione totale per tutti i servizi di trasporto effettuati, dal 1° gennaio scorso Anpas e Misericordie devono registrarsi su una piattaforma del sito web di Autostrade, anticipare l’esborso del pedaggio sulla tratta effettuata, autocertificare a fine giornata ogni passaggio con le motivazioni dell’intervento ed infine richiedere il rimborso solo per le emergenze direttamente alla società controllata dalla famiglia Benetton.  

Una burocrazia folle. Il problema, spiega Fabrizio Pregliasco, medico virologo e presidente nazionale di Anpas, «si complica circa un anno e mezzo fa allorché la società Autostrade, in base a due circolari del ministero dei Trasporti, interpreta in maniera profondamente restrittiva il concetto di soccorso limitando l’esenzione del pedaggio autostradale ai soli casi di emergenza e urgenza». Il motivo della stretta è che alcuni furbetti («un centinaio di casi», ammette Pregliasco), hanno utilizzato il Telepass per andare al mare o comunque non per ragioni di servizio.
La stretta voluta da Autostrade colpisce in particolare due regioni: la Liguria e la Valle d’Aosta dove praticamente è impossibile muoversi senza utilizzare l’autostrada. «In Liguria, per fare un esempio, un paziente sottoposto a dialisi», spiega Pregliasco, «costerebbe in un anno 20mila euro di soli pedaggi, cifra che va aggiunta alle altre spese sostenute dalle associazioni come benzina, manutenzione dei mezzi, formazione dei volontari».                      

La querelle, tra lettere e richieste varie di chiarimenti, va avanti dall’estate scorsa con il coinvolgimento del ministro dei Trasporti Maurizio Lupi, i prefetti, ai quali si è rivolta l’Anpas, e prosegue ora con la trattativa con il vice ministro ai Trasporti Riccardo Nencini. Le Anpas chiedono sostanzialmente due cose: la modifica del Codice della Strada e della circolare del Ministero dei Lavori pubblici del 1997 per avere diritto all’esenzione totale del pedaggio, come già accade per la Croce Rossa, sia per i servizi di emergenza che per tutti gli altri tipi di trasporto. «Questo», spiega Pregliasco, «perché la Corte di Giustizia Europea con una sentenza del 2010 fatta propria anche dal Consiglio di Stato nel 2013 ha esteso i servizi di soccorso includendo sia quelli di trasporto medico d’urgenza che quelli di trasporto sanitario qualificato».  
  L’impressione comunque è che per i titoli di coda bisognerà aspettare ancora un po’.