Dopo l'allarme lanciato dall'Università di Bologna dilaga in tutta Italia il caos scatenato dalla sentenza del Tar che ha accolto la richiesta di coloro che non hanno superato il test d'ammissione alle università di Medicina e che col maxi ricorso hanno ottenuto di venire ammessi d'ufficio alla facoltà da cui erano stati esclusi in seguito ai risultati negativi del test.

Al momento sono quindi oltre 5 mila gli aspiranti medici, bocciati al test di aprile e ripescati grazie al Tar, un numero che sta mandando in tilt gli atenei italiani. Aule sovraffollate, proposte di maxischermi nei corridoi o di posticipo delle lezioni.

Grande sconcerto da parte dei responsabili dei corsi di laurea in medicina. Il rischio è che i corsi,  tra i migliori in Italia e non solo, non possano più garantire agli studenti l'ottimo livello di preparazione che è stato sino ad ora offerto. 

Un classico pasticcio italiano, ne abbiamo visti tanti rallentare o addirittura fermare organizzazioni e apparati statali che si vedono costretti a subire decisioni prese dai Tribunali amministrativi basate solamente su pretestuosi vizi di forma .

Ma in questa vicenda bisogna aggiungere al caos e al rallentamento organizzativo anche la palese ingiustizia che vede chi ha superato brillantemente un esame addirittura scavalcato, grazie alla sentenza, dai bocciati. Quest'ultimi infatti non solo potranno iscriversi a medicina, ma potranno scegliere la facoltà da loro indicata come preferita. Cosa che  non è stata invece possibile agli ammessi di aprile i quali sono stati smistati nelle diverse università del Paese a seconda del risultato ottenuto.