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Favorire una occupazione qualificata e al passo con le sfide digitali e green per “sbloccare” il potenziale del Paese. Un obiettivo che ha come traguardo la valorizzazione delle persone come il patrimonio più prezioso, delle imprese e dei sistemi territoriali, che ne accresce l’attrattività e la competitività. Mettendo sempre e comunque la persona al centro. Concetti chiave dell’articolato confronto che è il cuore dell’evento organizzato a Lamezia Terme da UCID – Unione Cristiana Imprenditori e Dirigenti, UCID Movimento Giovani, UCID Calabria, Fondazione Antonio Emanuele Augurusa e Conferenza Episcopale Italiana, via di svolgimento nella Chiesa interparrocchiale di San Benedetto.
Il tema di come Tras-Formare il capitale umano per sbloccare il Potenziale del paese. Istituzioni, Chiesa e imprese alla prova di un nuovo patto per il lavoro dignitoso e lo sviluppo sostenibile, viene declinato dal punto di vista sociale ed economico, partendo proprio da un articolata riflessione sul concetto di mismatch, ovvero quel disallineamento tra domanda e offerta di lavoro per favorire un’occupazione qualificata e al passo con le sfide digitali e green. Ad aprire i lavori, il presidente di Ucid Calabria e Fondazione Augurusa, Francesco Augurusa , che prima di tutto ha ringraziato quanti «hanno accettato di essere qui, insieme a noi, per questo grande sforzo collettivo, in vista della formulazione di un Patto per il lavoro dignitoso e lo sviluppo sostenibile».
«Tras-formare il capitale umano significa trasformare le persone, innanzitutto restituendo loro la dignità, fornendo opportunità di vita, modificandone il Cammino, e, poi, qualificandole a livello professionale - in comunione con la crescita dei territori e delle comunità che abitano. Di fronte alle sfide dell’oggi - transizione ecologica, digitalizzazione, conflitti, crisi, fino al cambiamento radicale del mondo del lavoro legato all’introduzione di tecnologie sempre più sofisticate e alla richiesta di nuove competenze - il nostro modo di fare economia ha bisogno di una “trasformazione, di un cambio di paradigma radicale, che non sia più limitato alla sola gestione dell’esistente; e allo stesso tempo di “formazione”, con lo sguardo rivolto soprattutto ai giovani, i veri protagonisti del futuro».
«Sbloccare il potenziare del Paese per noi, significa valorizzare le persone come il patrimonio più prezioso, delle imprese e dei sistemi territoriali, che ne accresce l’attrattività e la competitività: l’Italia ha tante risorse che, ancora oggi, non sono pienamente sfruttate. Ciò dipende, in larga parte, dal problema dello skill mismatch, ossia l’incompatibilità tra le competenze dei giovani e le richieste delle aziende – ha detto Augurusa -. Il ruolo di istituzioni, chiesa e imprese è tutt’altro che accessorio, è pensato per promuovere un importante sforzo collettivo, una piattaforma di dialogo che vuol sostenere, diffondere e valorizzare buone pratiche di inclusione lavorativa e contrasto al fenomeno del mismatch lavorativo, a tutti i livelli della nostra società. Una cabina di regia permanente: il primo, grande passo verso una concreta Tras-Formazione del nostro Paese».
«Parlando di transizione, sia essa ecologica che digitale, il termine ‘tra’ ci dice che siamo tra un mondo e l’altro. E non è che detto che l’altro mondo sia migliore, ma sicuramente è diverso – spiega il presidente dell’Ucid nazionale, Gianluca Galletti - . Ci saranno nuovi mestieri e un nuovo modo di fare economica, un nuovo modo di fare impresa. Su questo l’Ucid ha molto da dire, da 75 anni: l’impresa che verrà è diversa da quella che abbiamo imparato a conoscere in questi anni. Dell’impresa non valuteremo solo l’utile, quanto l’impatto sociale e ambientale: l’impresa varrà di più se sarà in grado di creare valore aggiunto per i propri dipendenti e la comunità». Anche parlando, ad esempio, di parità di genere.
«In questa iniziativa parliamo di trasformazione e di cambiamento in un periodo che deve essere così rivolto al futuro. Proprio la trasformazione e il cambiamento mettono in risalto i momenti di rottura – ha sottolineato nel proprio saluto il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Conferenza episcopale italiana -. Papa Francesco, durante la Giornata mondiale della Gioventù a Lisbona ci ha chiesto di andare oltre i limiti dell’immediato, e come cattolici la stella polare deve essere quella di considerare il lavoro come mezzo per affermare la dignità umana, attraverso la partecipazione: lo sfruttamento produce ingiustizia, difendere il lavoro è un aspetto di difesa della vita. I lavoratori devono partecipare al processo sociale del lavoro, così come le imprese devono tener presente che il precariato fa male anche all’impresa. Diventa importante e sperimentare le buone pratiche, e dare ai giovani opportunità di crescere, di professionalizzarsi».
Dopo i saluti istituzionali che hanno registrato anche gli interventi dei sottosegretari Wanda Ferro, Paola Frassinetti e Lucia Albano, oltre che del sindaco di Lamezia Terme Paolo Mascaro, del presidente del Polo Lamezia Europa, e del vescovo della diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea, è toccato al condirettore di Famiglia Cristiana, Luciano Regolo, ad introdurre il primo Panel sul tema “Capitale umano, mismatch e giovani: una sfida Italiana ed Europea”. Tra gli interventi anche quelli del presidente giovanile di Udic nazionale Benedetto delle Site. «Famiglia Cristiana è media partner di questo evento in quanto si ricollega allo spirito delle buone pratiche così care a Papa Francesco, che parla spesso dell’ecologia integrale. Per me che sono calabrese è un motivo di orgoglio perché possiamo raccontare di una regione che diventa esempio di esperienze positive. Modelli – ha detto ancora Regolo - come quelli creati da “Virtus Lab,” in un territorio come il nostro, sono ancora complicati da attuare ma le buone pratiche si diffondono, proprio perché non bisogna crogiolarsi nel vittimismo come siamo abituati nel Sud. Il buon esempio è rimboccarsi le maniche e creare lavoro, speranza e soprattutto un futuro per i giovani che nel Mezzogiorno sono penalizzati. Basti pensare che la media nazionale della disoccupazione si concentra proprio nel sud del Paese, parliamo del 29% di giovani. La Fondazione Augurusa è un esempio della Calabria sana, di come il dolore si può trasformare in dono agli altri: il dolore della perdita è diventato un disegno di Dio, di speranza e di positività. L’Italia è ad un bivio e non può permettersi di imboccare una strada sbagliata, e in questa esperienza la Chiesa ha un ruolo importante nella misura in cui continua a seguire il percorso tracciato da Papa Francesco che non vuole una chiesa burocrate ma impegnata sul campo. Quest’anno celebriamo la 50edizione della Settimana sociale a Trieste, nelle ultime è partito il monito affinché la Chiesa si rendesse anche ‘spazio’ per coagulare queste buone pratiche, per dare vita a dei progetti ma anche per educare a questa nuova mentalità», ha concluso Regolo.
I giovani, secondo quanto riferisce il professor Alessandro Rosina, dell’Università Cattolica Sacro Cuore, “vorrebbero poter sceglie e contare. Mai come in questo momento si trovano in difficoltà. Tutti i luoghi dell’impresa ma anche del sociale si trovano a dover fare i conti con la scarsa presenza di giovani prima di tutto a causa della bassa natalità: parliamo del 27 per cento di giovani under 30. La nostra non è una società generativa. Serve dare voce e sostegno ai giovani, quello che manca in Italia è riconoscere il valore delle nuove generazioni all’interno dello sviluppo”. Il futuro, quindi, deve poter impostare un percorso in cui i giovani riescano a ritagliarsi un ruolo, un inserimento fondato su impegno e lavoro. In un Paese che “non cresce proprio perché non utilizza i giovani per quello che valgono. Parliamo di un milione e 700 mila giovani lontani dal mondo del lavoro e dalla formazione – spiega Stefano Menghinello, direttore centrale per l’analisi economica e i fabbisogni informativi del Pnrr, Istat - è grave. Stiamo dissipando un capitale che esiste, che è soggetto ad una pericolosa marginalizzazione dei giovani, Ci sono segnali importanti su cui costruire prima di tutto il messaggio di una competitività che si basa sulla formazione che premia”. Il concetto dell’inverno demografico torna anche nell’intervento del professor Luciano Monti della Luiss Guido Carli. “Le cause della bassa natalità sono legate ad una serie di ostacoli, tra queste anche il nostro modo di guardare al futuro come proiezione del mondo in cui viviamo – afferma ancora Monti -. Dobbiamo dotarci degli indicatori adeguati e dare voce alle potenzialità dei giovani in maniere attuale».
A chiudere la riflessione di questo panel, l’ex ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, il giuslavorista Tiziano Treu che ha posto l’accento sull’importanza di avere una visione per migliorare i contesti in cui operare per i giovani, basta pensare alla riuscita della misura Next Generation You. «In Italia aumenta l’impiego del capitale umano, siamo 61,5% - spiega ancora Treu - c’è un leggero aumento grazie al Pnrr e anche per il lavoro a tempo indeterminato. Il tasso di occupazione dei giovani è il 40%, dato che peggiora nel Mezzogiorno. E parliamo di un lavoro di cattiva qualità: persone vogliono un salario dignitoso e vogliono il senso del lavoro. L’orientamento deve essere una parte fondamentale del curriculum: ci vuole un sistema che metta insieme ricerca, persone, formazione e accompagnamento», ha concluso Treu. Buone pratiche da condividere, centralità dei giovani, esperienze da trasferire per crescere: intenti che portano alla proposta del condirettore Regolo che è quello di “allargare” il tavolo itinerante tenuto a battesimo a Lampedusa fino alle esperienze calabresi, a partire da quella di Virtus Lab.
Virtus Lab, iniziativa promossa da Fondazione Antonio Emanuele Augurusa, dopo circa 3 anni di sperimentazione ha garantito a circa 1.300 persone, su 1.500 partecipanti, un lavoro stabile e una retribuzione dignitosa, insieme a un percorso di integrazione sociale e di crescita personale e professionale, grazie all’interesse di molte imprese impegnate in settori strategici per il Paese e alla partnership con Adecco. Costituisce un modello di inclusione lavorativa volto alla formazione della persona nella sua integralità ed aiuta le persone provenienti da contesti svantaggiati a superare le barriere che ostacolano l’accesso ad un lavoro dignitoso. L’iniziativa mira a ridurre il mismatch tra domanda e offerta di lavoro, facendo della lotta alla precarietà la propria vocazione. Una buona pratica di mobilità territoriale da cui ripartire, anche in Calabria.




