Unioni di fatto secondo il modello tedesco. Vale a dire, riconoscimento di tutti i diritti che hanno marito e moglie, tranne l’adozione dei figli. Ovvero la reversibilità della pensione, il diritto alla successione in caso di morte, l’ereditarietà dei beni anche in assenza di testamento, l’iscrizione alle liste per le assegnazioni delle case popolari, il diritto all’assistenza, che tra l’altro si possono già regolare tramite il diritto privato. Si potrà prendere anche il cognome del coniuge. Prevista anche una cerimonia in municipio davanti al sindaco con fascia tricolore con tanto di testimoni come avviene già per le coppie eterosessuali. Sono le norme contenute nel testo unificato  del decreto legge messo a punto dalla relatrice Monica Cirinnà (Pd) sulle unioni civili e adottato dalla commissione Giustizia del Senato come testo base da cui partire per l’esame del testo. L’approdo in Aula a settembre.

Un testo che delinea una pericolosa fuga in avanti e prefigura un simil-matrimonio. Non si tratta, va precisato, del testo adottato dalla Commissione che comincerà a discuterne nei prossimi giorni ma leggendolo si vede chiaramente che l’impostazione sposa le tesi più radicali.

Il punto più controverso è all’articolo 12 dove il ddl si stabilisce che «la parte del patto di convivenza è considerata genitore dei figli nati in costanza del patto o che si presumano concepiti in costanza di esso».
Questo significa che tutti i figli nati da uno dei due “pattisti” dello stesso sesso, magari ottenuti attraverso fecondazione eterologa (ora consentita in Italia) o utero un affitto (all’estero), sarebbero automaticamente riconosciuti come figli anche dell’altro convivente che avesse stipulato il patto di convivenza. Questo significa che come accade in Francia, ad esempio, il divieto di eterologa per coppie omosessuali potrebbe essere aggirato nella prospettiva di veder attribuito automaticamente lo status di genitori a chi non lo è.

Nel dibattito, che è solo agli inizi, è intervenuto anche un gruppo di senatori del Pd che propone una disciplina ad hoc per le coppie omosessuali che non avrebbe nulla a che vedere con il matrimonio previsto e tutelato dalla Costituzione. Firmatari del ddl, che si discosta nettamente dall’impostazione del testo unificato, sono Emma Fattorini, Stefano Lepri, Nicoletta Favero e Claudio Moscardelli. Questo prevede infatti il riconoscimento delle unioni civili tra persone dello stesso sesso stabilendo un'autonoma disciplina dei rapporti giuridici e patrimoniali delle coppie omosessuali che viene definita «unione civile registrata». «
È questa una proposta che riteniamo più capace di riconoscere i diritti delle coppie omosessuali, di tutelare l'originalità del matrimonio eterosessuale e di avere maggiori probabilità di essere approvata», spiegano. In questo disegno di legge, spiegano i proponenti, si esclude di fatto che la disciplina del matrimonio e il nomen juris vengano estesi al nuovo istituto. In questo modo «i diritti della famiglia fondata sul matrimonio non sarebbero compromessi». Poi, «non si intende in alcun modo influire sulla condizione giuridica dei figli o sulla disciplina delle adozioni dei minori».

Il testo del ddl è uno schema da cui partire, è vero. Ma è decisamente pasticciato e molto ambiguo. Non certo il modo migliore per iniziare un dibattito su un tema così delicato.