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La battaglia contro la dipendenza da fumo è tutt’altro che vinta. A ricordarcelo sono i dati, per nulla confortanti, che riguardano l’Italia e l’Europa. Se da una parte gli adulti cercano di smettere di fumare, dall’altra ci sono i giovani – e si parla di ragazzini che vanno alle scuole medie – che iniziano a “svapare”. E poi ci sono quelli – e sono sempre di più – che, pensando di fare la cosa migliore, fumano e svapano, alternando le due abitudini. Peccato che non sappiano che in questo modo aumentano di gran lunga i rischi per la salute. Il 31 maggio si celebra in tutto il pianeta la Giornata mondiale senza tabacco: un’iniziativa promossa dall’Organizzazione mondiale della sanità allo scopo di ricordare a tutti non solo che le sigarette non sono innocue, ma non lo sono neanche tutti gli altri dispositivi definiti alternativi. Perché la lotta ora ha allargato il suo raggio d’azione, e cerca nuove armi per salvare molte vite in più.
L’Italia è in ritardo
Sono quasi 700 mila le persone che ogni anno muoiono a causa del fumo nell’Unione Europea. Un’epidemia che conta ancora 179 milioni di consumatori di tabacco e nicotina a livello continentale e 12,4 milioni in Italia, tra sigarette tradizionali e nuovi prodotti. Una vera e propria emergenza sanitaria, che è stata al centro della recente European Conference on Tobacco or Health (ECToH), il principale vertice europeo sul controllo del tabacco, organizzato per la prima volta in Italia, a Milano, da Lilt (Lega italiana per la lotta contro i tumori).
A penalizzare drammaticamente l’Italia è il forte ritardo normativo sui nuovi prodotti contenenti nicotina. Nonostante il divieto storico di pubblicità del tabacco introdotto nel 1962, in Italia sono tuttora consentite massicce campagne pubblicitarie per sigarette elettroniche e prodotti a tabacco riscaldato. Inoltre, l’utilizzo di questi nuovi prodotti resta permesso in numerosi ambienti indoor, inclusi bar, ristoranti e luoghi di lavoro, contribuendo in modo significativo al peggioramento del punteggio italiano all’interno del report della Tobacco Control Scale. Il nostro Paese infatti ha perso ben 14 posizioni in soli 4 anni, scivolando dal 18° posto del 2021 al 32° del 2025.
La proposta europea: città senza nicotina
Come correre ai ripari? Guidando i centri urbani verso una trasformazione radicale, che li renda non solo centri abitativi ma ecosistemi che promuovono attivamente la salute. Per farlo la proposta è la de-nicotinizzazione delle città: dalle scuole ai parchi, dalle strade fino ai nodi del trasporto pubblico, liberando l’aria non solo dal fumo tradizionale, ma anche dagli aerosol dei prodotti emergenti.
«Nel contrasto al tabacco e ai prodotti contenenti nicotina e/o sostanze cancerogene la prevenzione rappresenta il primo e più efficace strumento di tutela della salute pubblica», dichiara il professor Francesco Schittulli, senologo-chirurgo e oncologo, Presidente di Lilt Nazionale. «Significa agire prima che la malattia si possa sviluppare, riducendo l’esposizione ai fattori di rischio, proteggendo soprattutto i giovani e le fasce più vulnerabili della popolazione, e promuovendo una cultura della responsabilità collettiva».
Si inizia a svapare sotto i 13 anni
L’emergenza nel nostro continente è preoccupante e investe soprattutto i giovanissimi. Sono circa 4 milioni in Europa gli adolescenti, tra i 13 e i 15 anni, che utilizzano prodotti del tabacco. In molti Paesi, come il Regno Unito, inoltre, le sigarette elettroniche stanno ormai superando quelle tradizionali tra i più giovani. La prima sigaretta elettronica per 1 ragazzo su 7, tra i 15 e i 18 anni, viene “svapata” sotto i 13 anni.
L’allarme non riguarda più solo il fumo, ma la dipendenza da nicotina a 360 gradi. Il principale congresso europeo del settore ha infatti allargato il mirino, mettendo sotto accusa e-cig, prodotti a tabacco riscaldato e le nicotine pouches (le bustine di nicotina da assumere oralmente, che spopolano sul web). In Italia, si stima che i consumatori regolari di e-cig e tabacco riscaldato nella fascia d’età 18-34 anni siano quasi 1,7 milioni (dati Iss-Istat), costituendo quasi la metà (circa il 45%) di tutti gli utilizzatori di sigarette elettroniche e tabacco riscaldato presenti nel nostro Paese.
Secondo gli esperti, il rischio principale è che i nuovi dispositivi riportino la nicotina a essere percepita come un’abitudine “normale”, moderna e socialmente accettabile. «La cosiddetta riduzione del danno proposta dall’industria del tabacco rappresenta certamente una strategia di mercato molto efficace», spiega Silvano Gallus, epidemiologo dell’Istituto Mario Negri e presidente del comitato scientifico di ECToH Milano 2026, «ma pone interrogativi sempre più importanti dal punto di vista della salute pubblica».
«Il problema non è soltanto il prodotto, ma la dipendenza», aggiunge Roberto Boffi, direttore della Pneumologia dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. «Il vero rischio oggi è che la nicotina torni a essere percepita come innocua o addirittura banale, soprattutto tra ragazzi che non avrebbero mai iniziato a fumare sigarette tradizionali». Se la nicotina è tornata di moda, il merito è anche dello smartphone. Uno studio francese del Comité National Contre le Tabagisme ha individuato, nel solo 2024, ben 668 annunci illegali online di prodotti alla nicotina, veicolati tramite Sms, newsletter e social. Il re della promozione è Instagram, dove influencer e inserzioni spingono i prodotti puntando su aromi accattivanti, stile di vita e promozioni esclusive, targettizzando i giovanissimi.
I rischi del consumo duale
Inoltre la promessa che la sigaretta elettronica aiuti a smettere di fumare si scontra con la realtà dei dati italiani, che dimostrano come lo svapo porti al risultato opposto: spesso infatti non favorisce l’addio alle sigarette tradizionali, ma provoca ricadute. Così molti ragazzi finiscono nella trappola del “consumo duale” (fumare e svapare contemporaneamente), un mix che aumenta i rischi per la salute anche rispetto a chi fuma “solo” sigarette tradizionali. Si stima che in Italia più dell’80% dei consumatori di sigarette elettroniche faccia un uso duale. «I dati mostrano che chi utilizza contemporaneamente sigarette ed e-cig abbia un rischio significativamente più elevato rispetto ai fumatori esclusivi di sigarette convenzionali», prosegue Gallus, «+29% di rischio cardiovascolare, +39% di rischio di ictus, +41% di rischio di broncopneumopatia cronica ostruttiva e +42% di patologie del cavo orale».
Citisina: un’arma efficace contro la dipendenza
L’ultima frontiera contro il fumo è tutta naturale. Si chiama citisina: è una molecola estratta dal maggiociondolo, un magnifico albero che in maggio, appunto, fiorisce e popola i suoi rami di fiori gialli a grappolo. Ai fumatori piace prima di tutto perché non è un prodotto chimico e poi – da qualche mese – perché è passata dal Servizio sanitario nazionale.
È un agonista/antagonista della nicotina, la sostanza che crea dipendenza. Qual è il suo meccanismo d’azione? Aspirando la sigaretta, la nicotina raggiunge il cervello: qui si lega ad alcuni recettori specifici, innescando il rilascio di neurotrasmettitori come la serotonina, nota come “molecola del buonumore”, e la dopamina, definita “molecola del piacere”. La citisina va a legarsi proprio a quei recettori, con una forza da 7 a 10 volte superiore a quella della nicotina: così quest’ultima, quando li raggiunge, li trova occupati. Questo processo provoca una sorta di “effetto rimbalzo” che genera una sensazione di nausea che, a lungo andare, porta all’abbandono del fumo. In pratica, la citisina simula l’azione della nicotina, regalando un senso di appagamento ma senza coinvolgere direttamente la dopamina, coinvolta nella dipendenza.
I vantaggi della molecola sono molti: è un farmaco efficace, ben tollerato e che non crea dipendenza, a differenza di alcuni sostitutivi della nicotina. Alla fine del percorso terapeutico, dunque, si riesce a sospenderla senza difficoltà. Inoltre, fattore rilevante, è di aiuto anche a chi svapa, non solo a chi fuma le sigarette tradizionali.
Ora il farmaco è rimborsabile
La citisina non è una novità, dal punto di vista clinico. Il farmaco infatti, in forma galenica, era già usato da tempo nei Centri antifumo, con risultati più che soddisfacenti. La rivoluzione recente sta nell’averla resa rimborsabile dal Ssn e non più a carico del cittadino. Non può essere prescritta però dal medico di famiglia, ma solo dai Centri antifumo, che seguiranno un protocollo standard nella somministrazione, con un ciclo di 25 giorni a dosaggio decrescente delle compresse.
Serve un supporto psicologico
Per smettere di fumare, però, non basta un farmaco. Servono una forte motivazione e una energia psicologica non indifferente per resistere nei momenti in cui la voglia di sigaretta ritorna. E lo fa spesso. Per questo, oltre a una terapia farmacologica mirata, i Centri antifumo offrono il servizio di counseling, complemento necessario nel percorso di disassuefazione dalla nicotina. Il conflitto interiore che si trova ad affrontare il fumatore è un grande peso psicologico: avere il desiderio di una cosa che al tempo stesso si vuole abbandonare. Lo scopo del counseling è quello di accompagnarlo in tutto il percorso di disassuefazione, per trovare non solo la forza di smettere (fase di rottura) ma anche quella di mantenere l’astensione (fase di durata). Questa è la parte più difficile, tanto che la dipendenza da fumo viene definita “una patologia recidivante”. E ogni caduta ha bisogno di un sostegno adeguato.
5 alibi del fumatore (che non reggono)
Chi fuma lo sa bene. Le scuse per non smettere sono tante. Nessuna di queste però è davvero valida, né basata su tesi scientifiche. Eccone alcune, evidenziate dagli esperti della Fondazione Veronesi.
Mi rilassa. È una pura illusione. La nicotina infatti aumenta il battito cardiaco e alza la pressione, restringendo i vasi sanguigni e affaticando il cuore, condizioni che generano stress. La sigaretta dunque placa l’agitazione da astinenza, ma in realtà è fonte di stress, non lo smorza.
Tanto mangio sano e faccio sport. Una dieta a base di frutta e verdura, ricca di antiossidanti, non è sufficiente a contrastare gli effetti cancerogeni delle sostanze tossiche (circa 8.000!) che vengono ingerite con il fumo di sigaretta. In più il fumo riduce le prestazioni sportive del 20 per cento.
Non aspiro, quindi non rischio. È falso. Anche senza inspirare, le sostanze tossiche entrano in contatto con bocca, gola, esofago e trachea, aumentando il rischio di tumori a testa e collo.
Smetto quando voglio. Qualcuno ci riesce, ma molti no. Perché nel momento in cui si decide di dire basta ci si accorge di quanto quella da nicotina sia una dipendenza e che, senza l’aiuto di un esperto, non si riesca a uscirne.
Fumo quelle “leggere”. Nelle sigarette “light” la quantità di nicotina, catrame e monossido si carbonio è sì inferiore, ma ciò non vuol dire che l’organismo le assorba in modo meno profondo. Anzi, proprio perché sono “leggere”, in molti casi se ne fumano di più.
Voglio smettere: a chi mi rivolgo?
Una volta presa la decisione, il passo più importante è compiuto. Il secondo step è quello di rivolgersi a esperti in grado di guidarci lungo il percorso (spesso difficile) della disassuefazione.
Per chiedere assistenza ci si può rivolgere:
al Telefono verde contro il fumo, 800.554088, gestito dall’Istituto superiore di sanità (dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 16);
al Centro antifumo più vicino, consultando la mappa (smettodifumare.iss.it). L’accesso è gratuito, basta l’impegnativa del medico di famiglia.






