17 anni, sorridente e con un lungo futuro davanti. Quello di Zoe Trinchero è l’ultimo nome aggiunto alla lista, drammaticamente lunga, delle vittime di femminicidio in Italia. La tragedia si è consumata a Nizza Monferrato, in provincia di Asti, lasciando una comunità sotto shock e riaprendo il dibattito sull'urgenza di interventi strutturali contro la violenza di genere.

I contorni della vicenda sono ancora al vaglio degli inquirenti, ma un punto fermo è arrivato dopo ore di interrogatorio: Alex Manna, 20 anni, ha confessato di essere stato lui a colpire Zoe. Il legame tra i due era indiretto: Alex è l’ex fidanzato della migliore amica di Zoe, Nicole. Chi li conosceva parla di un rapporto senza particolare confidenza; il ragazzo, tra l'altro, conviveva già con un'altra giovane.

Zoe Trinchero, la diciassettenne trovata senza vita in un canale di Nizza Monferrato (Asti), nella sua immagine di profilo sui social. WHATSAPP/ZOE TRINCHERO +++ ATTENZIONE: L'ANSA NON POSSIEDE I DIRITTI DI QUESTA FOTO CHE NON PUO' ESSERE PUBBLICATA SENZA L'AUTORIZZAZIONE DELLA FONTE DI ORIGINE CUI SI RINVIA +++ NPK +++
Zoe Trinchero, la diciassettenne trovata senza vita in un canale di Nizza Monferrato (Asti), nella sua immagine di profilo sui social. WHATSAPP/ZOE TRINCHERO +++ ATTENZIONE: L'ANSA NON POSSIEDE I DIRITTI DI QUESTA FOTO CHE NON PUO' ESSERE PUBBLICATA SENZA L'AUTORIZZAZIONE DELLA FONTE DI ORIGINE CUI SI RINVIA +++ NPK +++
Zoe Trinchero, la diciassettenne trovata senza vita in un canale di Nizza Monferrato (Asti), nella sua immagine di profilo sui social. (ANSA)

Quello che c’è dietro questa vicenda è ancora da chiarire, ma ciò che c’è di certo e che non si può andare avanti con questa ecatombe. La dinamica sembra comunque rispondere a un tragico copione già scritto: quello del rifiuto e del controllo. Per poter migliorare come società bisogna cambiare, non ci si può più limitare a puntare il dito contro l’assassino di turno ma ci devono essere dei cambiamenti radicali, soprattutto legati al consenso.

«Senza la cultura del consenso i femminicidi continueranno. È per questo che come Centri antiviolenza ci stiamo opponendo a questo Governo e al ddl Bongiorno perché senza consenso le donne e le giovani donne continueranno ad essere uccise e violate. Reagiamo insieme indignandoci e capendo che dobbiamo e possiamo arrivare prima. Non è vero che non possiamo fare nulla, non rimaniamo nell'impotenza, c'è tantissimo da fare, prima di tutto non far passare la cultura patriarcale e violenta per cui un corpo di donna deve essere pensato come accessibile sino al suo dissenso. Questo è inaccettabile. Questo è il controllo dei corpi e delle vite delle donne. Come per Zoe in cui il suo no è impensabile per Alex. Dobbiamo realizzare prevenzione e sensibilizzazione», afferma Elisa Ercoli, presidente di Differenza Donna.

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Fiori sul luogo dove è stato rinvenuto il corpo di Zoe Trinchero, la diciassettenne trovata senza vita a Nizza Monferrato (Asti) nella tarda serata di sabato 07 febbraio 2026. ANSA/TINO ROMANO (ANSA)

«Siamo certe come donne dei Centri antiviolenza che Alex - aggiunge citando il suo assassino di 20 anni - aveva già realizzato persecuzione nei confronti di Zoe. Solo le indagini e i riscontri lo chiariranno ma la violenza è una escalation e noi donne dei Centri antiviolenza sappiamo che ci deve essere un trascorso di violenza già agita da Alex che ha ucciso perché Zoe si è opposta. Per questo serve che i ragazzi sappiano cosa è la escalation e la responsabilità che hanno nelle relazioni e che le ragazze anche giovanissime capiscano e conoscano la escalation della violenza, che la riconoscano anche quando usa esclusivamente violenza psicologica come intimidazioni, minacce, persecuzione». Secondo Ercoli «l'obiettivo è sempre la limitazione della libertà e dell'autodeterminazione delle donne ma tra questo rifiuto e il femminicidio, ci sono sempre azioni violente che vanno fermate prima. Senza prevenzione e sensibilizzazione non c'è contrasto ai femminicidi. Tutte e tutti insieme mobilitiamoci contro la cultura violenta patriarcale e contro la cultura dello stupro. E' la cultura del consenso che - conclude - dobbiamo diffondere se non vogliamo che altre donne altre giovanissime donne muoiano per mano di loro coetanei ed è per questo che dobbiamo mobilitarci contro il ddl Bongiorno».