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mercoledì 27 ottobre 2021
 
50 parole ebraiche usate da Gesù Aggiornamenti rss Gianfranco Ravasi
Cardinale arcivescovo e biblista

'ERES: terra

Il vocabolo evoca una sorta di “geo-teologia”: da luogo amato, promesso dal Signore, a simbolo di un orizzonte perfetto, il “riposo” pieno dei giusti

«In principio Dio creò il cielo e la terra»: ritorniamo anche questa volta sulla prima riga della Bibbia, per puntare però la nostra attenzione sulla parola ebraica ’eres, «terra», il quarto sostantivo per presenza nell’Antico Testamento (2.504 volte, oltre a 22 nella forma dell’altra lingua biblica minore, l’aramaico). Poche righe dopo, leggiamo: «Dio chiamò l’asciutto terra (’eres), mentre chiamò mare la massa delle acque» (Genesi 1,10). Il vocabolo, però, nella Bibbia ha un valore specifico che descriviamo con un testo che propone una sorta di “geo-teologia” particolare.

«Il Signore tuo Dio sta per farti entrare in una terra fertile, terra di torrenti, di fonti e di acque sotterranee che scaturiscono nella pianura e sulla montagna, terra di frumento, orzo, viti, fichi, melograni, terra di ulivi, olio e miele, terra dove non mangerai con scarsità il pane, dove non ti mancherà nulla, terra dove le pietre sono ferro e dai cui monti scaverai rame» (Deuteronomio 8,7-10). Questa entusiastica ed enfatica celebrazione della terra di Canaan, assegnata in dono da Dio a Israele dopo l’esodo dall’Egitto, rivela la dimensione religiosa e ideale che il tema della «terra», in ebraico ’eres, assume nella teologia biblica.

Essa è innanzitutto oggetto di una promessa fatta dal Signore alle origini stesse del popolo ebraico col suo capostipite Abramo: «Il Signore disse ad Abramo: Esci dalla tua terra… verso la terra che io ti indicherò» (Genesi 12,1). E, come osserva quel grandioso scritto neotestamentario che è la Lettera agli Ebrei, «per fede Abramo obbedì partendo per un luogo che doveva ricevere in eredità…; per fede soggiornò nella terra promessa» (11,8-9). La storia di Israele è da quel momento legata a una terra amata e idealizzata, donata da Dio in modo solenne dopo l’esodo, tanto da entrare come articolo di fede nel Credo di Israele: «Vi diedi una terra che voi non avete lavorato e abitate in città che voi non avete costruito» (Giosuè 24,13).

La terra è, però, anche la sede di un impegno che il popolo eletto deve assolvere, e questo accade non solo attraverso il lavoro da condurre nella porzione attribuita a ogni tribù dopo l’ingresso in quel territorio (e questo vale per tutta l’umanità nei confronti della terra da «coltivare e custodire» secondo Genesi 2,15), ma anche attraverso la fedeltà al Signore. È per questo che la terra può essere contaminata dai culti idolatrici e, quindi, viene alienata a Israele dal Signore. Così, nel 586 a.C., distrutta Gerusalemme dalle armate di Nabucodonosor, il popolo ebraico si avvierà verso l’esilio babilonese e, compiuta l’ideale purificazione, ritornerà nella terra dei padri con una marcia che un profeta del VI sec. a.C., il cosiddetto Secondo Isaia (cc. 40-55), esalterà come un nuovo esodo liberatore.

In questa luce la terra di Canaan, così denominata dal nome degli abitatori indigeni, o Palestina (cioè Filistea, da una popolazione anticamente qui insediata), o «Israele» o «la Terra» per eccellenza, come la definisce l’Antico Testamento, diverrà la «Terra santa», soprattutto nella tradizione cristiana, sulla scia del Libro della Sapienza che usa appunto questa locuzione (12,3). Si configura, così, progressivamente un simbolo per evocare non più uno spazio geografico ma un orizzonte perfetto, simile alla Gerusalemme nuova e celeste cantata dall’Apocalisse. È ancora la Lettera agli Ebrei a offrirci in questa linea un’ampia meditazione (3,7-4,11) definendo la terra attesa e definitiva come il «riposo» pieno e perfetto dei giusti.

Si comprende, allora, la beatitudine che Gesù pronuncia: «Beati i miti perché erediteranno la terra» (Matteo 5,5). Ormai non è più di scena una regione spaziale ma un nuovo orizzonte di vita e di comunione con Dio. Ed è in questa prospettiva che si può rileggere il Salmo 37: «Confida nel Signore e fa’ il bene e abiterai la terra… Chi spera nel Signore possederà la terra… I miti possederanno la terra» (vv. 3.9.11).


01 luglio 2021

 
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