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domenica 22 maggio 2022
 
50 parole greche del Nuovo Testamento Aggiornamenti rss Gianfranco Ravasi
Cardinale arcivescovo e biblista

BAPTÍZÔ: battezzare, battesimo, battista

Ho ancora impressa nella memoria l’emozione vissuta anni fa a Londra, nella National Gallery, davanti al Battesimo di Cristo che Piero della Francesca dipinse attorno al 1440. La scena centrale con l’albero imponente dal tronco candido e liscio come il corpo di Gesù orante è già segno della croce, «legno della vita», e ha la chioma immobile; la stessa colomba dello Spirito Santo veleggia statica sopra Cristo; da un lato, tre figure quasi angeliche assistono abbracciate tra loro, mentre dall’altro lato un catecumeno si spoglia per ricevere il battesimo.
Sulla scia di questa raffigurazione, in questa domenica che celebra l’atto che il Battista compie su Gesù quasi presentandolo al mondo, abbiamo scelto un verbo greco che tutti subito riconoscono, baptízô, «battezzare»: esso risuona 77 volte nel Nuovo Testamento, si collega ai derivati «battesimo» e «Battista» e significa inizialmente «immergere». Tutte le culture religiose hanno adottato riti lustrali attraverso abluzioni con l’acqua. Anche il giudaismo contemporaneo di Gesù seguiva questa prassi che è attestata dalle vasche e dalle piscine di Qumran sulle rive del Mar Morto, sede di una famosa comunità ebraica antica della quale sono venuti alla luce nel 1947 famosi manoscritti biblici e giudaici. Anche Giovanni Battista amministrava un «battesimo di penitenza».
Questo rito acquista una svolta col cristianesimo: non sarà solo l’immersione purificatrice dal peccato ma sarà anche l’infusione dello Spirito divino, quindi di una nuova vita. Come nella nostra nascita abbiamo ricevuto il respiro della vita fisica, così nella rinascita battesimale riceviamo un altro respiro-spirito, quello della stessa vita di Dio. È per questo, allora, che noi invochiamo Dio con l’appellativo affettuoso usato dallo stesso Gesù, il Figlio di Dio: «Noi abbiamo ricevuto uno spirito da figli adottivi per mezzo del quale gridiamo: Abba’, Padre!» (Romani 8,15). E abba’ era il titolo aramaico con cui i bambini interpellavano il loro «papà» o «babbo».
Questo avviene perché nel battesimo si compie in noi un evento particolare che san Paolo descrive così: «Non sapete che quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte? Per mezzo del battesimo siamo stati sepolti assieme a lui nella morte e, come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova» (Romani 6,3-4). Ci sono, quindi, due sepolcri paralleli tra loro. In quello di pietra entra Gesù morto; ma da esso esce risorto e glorioso. Non per nulla lo stesso Cristo aveva parlato della sua morte come di un battesimo: «Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto!» (Luca 12,50). Nel sepolcro d’acqua del fonte battesimale entra l’uomo «vecchio» e morto per il peccato e rinasce come creatura nuova, purificata e dotata dello Spirito divino, segno di nuova vita.   
La morte e risurrezione di Cristo si ripete, dunque, in noi: «Quanti siete battezzati in Cristo, vi siete rivestiti di Cristo», continua Paolo (Galati 3,27). È per questo che il battesimo è sacramento perché in esso opera Dio stesso attraverso il Figlio suo ed è il primo sacramento perché è una nascita che dà l’avvio a una nuova vita. Essa è comune a tutti i battezzati perché è un unico dono divino. Come tutti siamo figli di Adamo nella nostra umanità, così siamo tutti figli di Dio attraverso il battesimo e, quindi, siamo tutti fratelli sia nella fragilità della nostra umanità sia nella gloria della nostra filiazione adottiva.
Per questo il mandato che Cristo rivolge alla sua Chiesa, salutandola dopo la sua risurrezione, è esplicito: «Andate e fate discepoli tutte le nazioni battezzandole nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo!» (Matteo 28,19). E, subito, ecco il racconto dei primi battezzati negli Atti degli apostoli: il funzionario della regina etiope Candace ad opera del diacono Filippo (8,26-40) e il centurione romano Cornelio e la sua famiglia per la mano dell’apostolo Pietro (10,44-48). Idealmente questa linea giunge fino ai nostri giorni, ad esempio, coi battesimi che oggi il Papa amministrerà nella Cappella Sistina.

 

 


05 gennaio 2022

 
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