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martedì 27 febbraio 2024
 

Domenica 10 dicembre 2023 - V di Avvento

Il Precursore

 

Novità e differenza sembrano essere le parole che meglio sintetizzano quanto ci offre oggi la Liturgia della Parola. Isaia si rivolge al popolo che ha visto dissolversi la casa di Davide per via della corruzione, dell’indurimento del cuore e dell’incredulità del re Acaz. La forza degli Assiri si è abbattuta sul paese colpendolo pesantemente, ma già in precedenza il profeta aveva promesso l’avvento di un tempo di riscatto. Il resto di Giacobbe sarà raccolto e guidato alla rinascita da un capo messianico, un re giusto che siederà sul trono di Davide. Non ci sarà però continuità ininterrotta tra la casa di Davide e il re che verrà. La dinastia davidica è stata troncata e ridotta a un ceppo.

Quello che germoglierà, benché poggiato sul tronco antico, sarà un nuovo virgulto che darà origine a un regno differente e a un’epoca mai vista. Lo Spirito del Signore che lo accompagna sarà il garante della natura nuova e originale del regno a venire. Verrà un tempo anzitutto di giustizia e di equità in special modo per i deboli e i derelitti, in aperto contrasto con le ingiustizie e le violenze operate da Israele verso i poveri.

Inoltre, sarà tempo di pace. Una pace universale, quasi un nuovo paradiso, come indicano le immagini prese dal mondo umano e animale. Non si tratterà della restaurazione di un tempo antico, bensì la creazione da parte di Dio di un mondo nuovo che sarà instaurato per mano del Messia atteso.

Il medesimo annuncio di un evento che inaugura un tempo nuovo e diverso si ritrova nel brano di Ebrei, nel quale l’autore fa risaltare l’originalità del ministero e dell’identità di Gesù per contrasto con la tradizione del sacerdozio della Legge antica, condensato nella figura di Melchisedek. Il sacerdozio antico era a termine e sottostava all’ordinamento della Legge, mentre quello di Gesù è eterno e fondato sulla forza di una vita indistruttibile. Per questo la sua venuta dà il via al tempo dell’alleanza migliore e definitiva, ripieno di una speranza più alta, quella di una salvezza che non conosce confini e condizioni.

Il Battista stesso, nel brano tratto dagli inizi del Vangelo di Giovanni, a coloro che lo interrogano incalzandolo circa la sua identità e il suo ministero battesimale, risponde marcando tutta la differenza tra sé e colui che verrà. Dopo aver respinto le ipotesi dei suoi interlocutori con una triplice negazione, intestandosi la citazione di Isaia 40,3 si qualifica come testimone che rinvia ad un altro, di tutt’altra natura e caratura. È il modo in cui Giovanni dà il via al tempo nuovo del Messia, che ancora non è stato riconosciuto ma già è in mezzo a loro.

Novità e differenza sono qualità che contraddistinguono la vita evangelica e che devono segnare l’azione, il pensiero, il sentimento dei discepoli di Gesù. Non per vezzo di originalità, bensì per il coraggio di provare ad aprire nuove e inaudite strade di pace, di giustizia, di solidarietà laddove c’è un cupo ripetersi di discorsi di odio, violenza e indifferenza.


07 dicembre 2023

 
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