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lunedì 22 aprile 2024
 

Domenica 10 settembre 2023 - II dopo il martirio di san Giovanni il precursore

Nel brano di Vangelo secondo Giovanni di questa domenica, il Signore Gesù parla del legame profondo e costitutivo tra il Figlio e il Padre. Questo è uno dei temi cardini del quarto evangelista, che in diversi passaggi del suo scritto, si sofferma sulla bellezza della comunione all’interno della Trinità, come vi sia un legame inscindibile tra Padre, Figlio e Spirito Santo. 
Per renderci conto di quanto sia fondamentale questo aspetto di Dio, basta tornare al primo capitolo del Vangelo di Giovanni, il prologo: «In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio». Il Verbo del quale ci parla è Colui che prenderà carne, si incarnerà, cioè Gesù. 
Con uno stile meno poetico e, solo apparentemente più lineare, le parole di Gesù di questa domenica ci ricordano esattamente questo legame: «Il Figlio da se stesso non può fare nulla, se non ciò che vede fare dal Padre; quello che egli fa, anche il Figlio lo fa allo stesso modo». Guardando al Figlio scopriamo il vero volto del Padre, ascoltando le Sue parole si rivela la parola di Dio per noi. Ecco perché è essenziale restare ancorati a Gesù per conoscere la pienezza di Dio, per vivere la nostra fede senza costruirci un Dio che non è il Padre buono e misericordioso, al quale ci ha educato il Figlio che ha dato la vita per ciascuno di noi.
Proprio sul tema della salvezza e della vita eterna si concentra la seconda parte del passo odierno del Vangelo. Il Figlio è colui che può donare la vita a chi vuole, nel senso più pieno del termine: la vita eterna. «Chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita». Attraverso la nostra fede abbiamo la possibilità di andare oltre la morte, di partecipare a quella eternità che è propria di Dio. Troppo spesso diamo per scontato l’immensità del dono che è legato alla salvezza attuata attraverso il sacrificio di Cristo, prestiamo attenzione alle difficoltà dell’oggi, riducendo la prospettiva alle cose terrene e al tempo limitato che passiamo sulla Terra. Come scrive san Paolo ai Corinzi: «Se noi abbiamo avuto speranza in Cristo soltanto per questa vita, siamo da commiserare più di tutti gli uomini». La prospettiva di noi cristiani va oltre: quanto ci rendiamo conto di tutto ciò? Non lasciamo che i momenti di lutto siano le sole occasioni nelle quali ci fermiamo a riflettere sullo stravolgimento di prospettiva che possiamo vivere grazie al sacrificio di Gesù. La speranza, di cui parla san Paolo, diventa certezza nel momento in cui ci impegniamo a vivere giorno dopo giorno la nostra fede. 
Passare alla vita è vivere in pienezza ogni singolo giorno, sapendo che c’è un tempo qui e ora e un’eternità che ci attende, alla presenza di Dio stesso. Rendere lode di ogni tempo che ci è concesso, perché il Signore lo ha donato a ciascuno di noi, rinunciando liberamente alla sua stessa vita. La domenica odierna sia un richiamo per non rinchiudere il nostro sguardo a ciò che ci circonda ma spalancarlo a ciò che ci è promesso.


07 settembre 2023

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