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lunedì 06 dicembre 2021
 
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Domenica 15 agosto 2021 - XII Domenica dopo Pentecoste

In questa domenica il lezionario ci propone tre pagine tenute insieme dalla tematica dell’elezione di Israele e dell’annuncio. Il popolo che Dio si è scelto tra tutti i popoli è stato oggetto di quella predilezione che lo ha reso destinatario di una speciale rivelazione: non solo attraverso la Torà (la Legge di Dio) ma anche con le parole dei profeti. Questi, più precisamente, come si vede nella pagina autobiografica di Geremia, sono stati inviati da Dio a Israele «con premura», al fine di ammonirlo, perché si convertisse abbandonando gli dèi stranieri. Anche se molte volte – come riferisce lo stesso Geremia – il popolo non ha ascoltato i profeti, Dio non ha cessato di inviarne altri, fino al punto da mandare il proprio Figlio. Infatti, Dio non ha mai ripudiato il suo popolo, non si è pentito di averlo eletto tra tutte le nazioni, e non ha mai cessato di amarlo: «Essi sono amati, a causa dei padri», scrive Paolo, cioè grazie alla fede di Abramo, Isacco e Giacobbe. Quanto è importante l’affermazione di Paolo nella Lettera ai Romani, al versetto 11,29: «I doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili»! Il santo papa Giovanni Paolo II ne spiegò il senso nel 1980 nella sinagoga di Magonza, ricordando che l’alleanza di Dio con Israele non è stata infranta, nonostante i peccati e gli errori commessi da uno dei contraenti. Le parole dell’Apostolo ci confortano: Dio, come è più di un padre, non cessa di amare i propri figli, anche quando sbagliano. Anzi, non punisce i peccatori, ma va a cercarli, perché considera sempre valida la promessa di bene che ha fatto loro. In questo modo si spiega un dettaglio che si trova nella pagina evangelica, tratta dal secondo discorso di Gesù nel vangelo di Matteo, detto discorso “missionario” o “di invio”. Più precisamente, siamo in quella parte del discorso con le istruzioni per gli inviati, che possono essere raggruppate in quattro tempi: il campo di azione della missione in rapporto a Israele e ai pagani; il programma vero e proprio, l’oggetto dell’annuncio (il regno dei cieli), e le opere che saranno compiute; alcune disposizioni sull’equipaggiamento di cui potranno usufruire gli inviati; infine, alcune norme di condotta a riguardo dell’ospitalità e dell’accoglienza. È tra le istruzioni iniziali che Gesù dice: «Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani». Perché questo divieto? Il regno non è per tutti? In realtà, anche qui emergono le prerogative di Israele e l’idea che l’inviato di Dio, Gesù, debba anzitutto destinare la sua missione «alle pecore perdute della casa d’Israele» (Matteo 15,24). Una volta compiuta per gli ebrei – addirittura attraverso il dono della vita – Gesù potrà estendere la missione «a tutti i pagani» (Matteo 28,19). Possiamo imparare molto da questa “strategia” divina: a non invidiare quelli che vengono prima di noi («il Giudeo, prima…»; cfr. Romani 1,16), e a confidare nella misericordia di un Dio che non cessa mai di amarci, tiene fede ai suoi impegni, e non si lascia fermare dalle nostre miserie.


12 agosto 2021

 
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