Contribuisci a mantenere questo sito gratuito

Riusciamo a fornire informazione gratuita grazie alla pubblicità erogata dai nostri partner.
Accettando i consensi richiesti permetti ad i nostri partner di creare un'esperienza personalizzata ed offrirti un miglior servizio.
Avrai comunque la possibilità di revocare il consenso in qualunque momento.

Selezionando 'Accetta tutto', vedrai più spesso annunci su argomenti che ti interessano.
Selezionando 'Accetta solo cookie necessari', vedrai annunci generici non necessariamente attinenti ai tuoi interessi.

logo san paolo
giovedì 18 aprile 2024
 

Domenica 20 febbraio 2022 - Penultima dopo l'Epifania

La sesta domenica dopo l’Epifania, detta «della divina clemenza», è la penultima prima dell’inizio della Quaresima. «È molto significativo», spiega Franco Manzi, «che immediatamente prima di intraprendere l’itinerario di conversione nel tempo quaresimale, i fedeli preghino con particolare intensità il Dio misericordioso». Di misericordia, infatti, si tratta nella pagina evangelica comunemente definita la “vocazione di Levi”.
A esplicitarne il messaggio è soprattutto l’evangelista che è stato identificato come il protagonista di questa scena, cioè Matteo: questi – alle parole di Gesù «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati» –, nel suo Vangelo aggiunge una citazione dal profeta Osea, «Misericordia io voglio e non sacrifici» (Matteo 9,13), che non si trova nel racconto di Marco.
Ma cosa crea scandalo tra i presenti, tanto da provocare l’intervento di Gesù? I gabellieri come Levi Matteo, per il fatto che trattavano coi gentili e magari si arricchivano alle spalle dei contribuenti (si ricordino le parole dell’esattore delle tasse di Gerico, Zaccheo!), erano considerati alla stregua dei peccatori o degli stessi pagani, dunque anche ritualmente impuri. La loro occupazione, perciò, era ritenuta indegna e irrispettosa della Torà (la Legge); uno di questi, però, viene chiamato da Gesù. Non solo: il Signore sarà addirittura ospitato per un pasto nella sua casa, insieme agli amici esattori delle tasse e altri che, allo stesso modo, dovevano aver palesemente abbandonato la Torà.
Vedendo la liberalità del Maestro, entrano in scena alcuni farisei, che però non si rivolgono direttamente a Gesù (forse per rispetto?), ma ai suoi discepoli. Anche se non è interpellato in prima persona, Gesù prende la parola, si espone e risponde paragonando i peccatori ai malati, e rievocando – ma, si è detto, nella versione di Matteo – una citazione dal profeta Osea.
Questo profeta si rivolgeva a Israele, invitandolo ad amare Dio col cuore, e non solo esteriormente, magari anche con pratiche religiose formali. Nel caso presente invece c’è in gioco la misericordia da usare verso gli altri, soprattutto verso quelli giudicati come peccatori o non degni della salvezza: Gesù è venuto a cercare coloro che non osservano la Torà.
Il detto di Gesù rispecchia l’ideale discussione tra le varie parti della Bibbia ebraica, documentata in un testo rabbinico a proposito della sorte di chi pecca, e nella quale ha la meglio il Dio della misericordia: «Domandarono alla Sapienza: “Qual è la punizione del peccatore?”. La Sapienza rispose: “Il male insegue i peccatori” (Pr 13,21). Domandarono alla Profezia: “Qual è la punizione del peccatore?”. La Profezia rispose: “La persona che pecca, deve morire” (Ez 18,20). La stessa cosa fu chiesta alla Torà: “Qual è la punizione del peccatore?”. La Torà rispose: “Faccia un olocausto e sarà compiuta l’espiazione”. Domandarono a Dio: “Qual è la punizione del peccatore?”. Egli rispose: “Che si converta e viva”». Il Dio di Israele, annunciato da Gesù, è il Dio della clemenza.


17 febbraio 2022

 
Pubblicità
Edicola San Paolo