Contribuisci a mantenere questo sito gratuito

Riusciamo a fornire informazione gratuita grazie alla pubblicità erogata dai nostri partner.
Accettando i consensi richiesti permetti ad i nostri partner di creare un'esperienza personalizzata ed offrirti un miglior servizio.
Avrai comunque la possibilità di revocare il consenso in qualunque momento.

Selezionando 'Accetta tutto', vedrai più spesso annunci su argomenti che ti interessano.
Selezionando 'Accetta solo cookie necessari', vedrai annunci generici non necessariamente attinenti ai tuoi interessi.

logo san paolo
mercoledì 29 maggio 2024
 

Domenica 21 gennaio 2024 - III dopo l'Epifania

Nel Vangelo di Matteo, dopo la prima fase del suo ministero in Galilea, Gesù incontra delle resistenze che le autorità del popolo e in parte anche quest’ultimo gli riservano. Egli non subisce passivamente i rifiuti, ma prende posizione rispetto ad essi anzitutto attraverso il discorso in parabole del capitolo 13, all’interno del quale dichiara apertamente l’incomunicabilità esistente e successivamente con chiare prese di distanza che fa seguire alle azioni dei suoi avversari.

Il ritirarsi in un luogo solitario che introduce il racconto evangelico della terza domenica dopo l’Epifania è una di queste. Gesù è appena stato rifiutato dalla gente del suo villaggio ed è stato raggiunto dalla notizia della morte del Battista per mano di Erode.

Sebbene rifiutato da alcuni, egli viene letteralmente inseguito nel suo ritiro da molti altri. È una folla che nel racconto appare tanto sofferente da suscitare in Lui una tale compassione da spingerlo all’azione, prima guarendo e poi sfamando la gente. Nell’intreccio tra le resistenze di Israele e le prese di distanza di Gesù, nasce lentamente e sorprendentemente un nuovo popolo che non si raduna in virtù della propria forza, ma piuttosto per la propria debolezza e bisogno di salvezza.

Non è da questa prospettiva che i discepoli considerano la folla radunata attorno al Maestro. Essi danno infatti per scontato che tutti siano in grado di procurarsi il cibo e sollecitano Gesù perché l’assemblea venga dispersa. La richiesta che Matteo mette sulle loro labbra è forte: benché appaiano preoccupati per la folla, in realtà propongono letteralmente al Maestro di «sciogliere ogni legame» con quella gente. Non è certo l’intenzione di Gesù. I discepoli devono piuttosto imparare ad ascoltare l’umanità nelle sue fragilità, facendosene carico in prima persona e costruendo relazioni così ricche e intense da non conoscere misura.

La benedizione rituale, il mandato della distribuzione del cibo, i numeri elevati degli sfamati e del cibo avanzato, la prodigiosità di quanto accaduto sono tutti segni che dietro il racconto c’è quello che Matteo nel suo Vangelo chiama «regno di Dio». È la paternità di Dio che nella storia dell’umanità si rende presente con forza ogniqualvolta si ha il coraggio di chiamare il proprio prossimo «fratello» o «sorella», considerandolo tale a tutti gli effetti. Nel racconto della distribuzione dei pani c’è anzitutto una chiamata alla costruzione di una fraternità nuova e universale. Nella possibilità di far diventare i beni una delle vie per costruirla si trova anche l’invito a risalire dal dono al Donatore, riconoscendo Dio quale sorgente di tutto. Così da non cadere sempre e di nuovo nella sfiducia che gli israeliti dimostrarono nel cammino nel deserto e che ritroviamo nella prima lettura tratta dal libro dei Numeri. E neppure in quegli atteggiamenti idolatrici da cui Paolo mette in guardia gli abitanti di Corinto (secondo brano della liturgia) e che consistono proprio nel dimenticare Dio quale sorgente di ogni bene.


18 gennaio 2024

 
Pubblicità
Edicola San Paolo