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martedì 28 giugno 2022
 

Domenica 24 aprile 2022 - II Domenica di Pasqua

La seconda domenica di Pasqua è chiamata anche domenica in albis (depositis) perché era il giorno in cui i fedeli battezzati nella Veglia pasquale deponevano l’abito bianco indossato al momento del Battesimo.
In questa domenica ritorna la voce di Giovanni, nel prosieguo del racconto iniziato nella Messa del giorno di Pasqua, e cioè quello delle manifestazioni del Risorto.
La scena di Gesù che si mostra vivo ai discepoli è stata scelta a ragione dell’indicazione cronologica del versetto 26: «Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso». Due considerazioni, a partire da questa frase.
La prima è che Gesù torna a mostrarsi ai suoi in quello che poi sarà chiamato, dai cristiani, il «giorno del Signore», cioè la domenica. Questo giorno ha avuto sempre, nella storia della Chiesa, una speciale importanza per la sua stretta connessione con il centro stesso del mistero cristiano. La domenica infatti richiama, nella scansione settimanale del tempo, il giorno della risurrezione di Cristo e delle sue manifestazioni ai discepoli. È la «Pasqua della settimana», in cui si celebra la vittoria del Signore sul peccato e sulla morte. In questo giorno si incontra, in modo del tutto speciale, la comunità cristiana, che si rende visibile nell’assemblea che celebra l’Eucaristia.
Nella lettera apostolica scritta da san Giovanni Paolo II, Dies domini, si legge che questo giorno «è il “signore dei giorni”. Quanti hanno ricevuto la grazia di credere nel Signore risorto non possono non cogliere il significato di questo giorno settimanale con l’emozione vibrante che faceva dire a san Girolamo: “La domenica è il giorno della risurrezione, è il giorno dei cristiani, è il nostro giorno”. Essa è in effetti per i cristiani la “festa 
primordiale”, posta non solo a scandire il succedersi del tempo, ma a rivelarne il senso profondo».
Ed eccoci alla seconda considerazione. Perdere l’occasione di prendere parte all’assemblea domenicale non è tanto “perdere la Messa”, ma è mancare l’incontro con il Risorto. Proprio come accade a Tommaso. 
Solo il Quarto vangelo presenta a tutto tondo la figura di questo discepolo. In lui ci ritroviamo anche noi, nelle nostre debolezze, nella nostra poca fede, ma anche nella possibilità di riconoscere, magari otto giorni dopo, che Gesù è «il Signore e Dio» (Giovanni 20,28). Anche se Tommaso sembra la rappresentazione dell’incredulità (perché Gesù gli dice «non essere incredulo, ma credente»), la sua esclamazione «Mio Signore e mio Dio!» è uno dei vertici del vangelo secondo Giovanni.
La domenica, allora, è il giorno della fede, nel quale i credenti si sentono dire dal Risorto «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani…». Ecco perché la liturgia domenicale prevede la professione di fede, con la recita del Credo, che richiama anche il carattere battesimale e pasquale di questo giorno, facendone quello in cui rinnoviamo la nostra adesione a Cristo. Come Tommaso, riconosciamo le nostre mancanze, entriamo in contatto con il corpo del Signore, e professiamo la fede in lui.


21 aprile 2022

 
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