Dopo la distribuzione dei pani e dei pesci, Giovanni mette sulla bocca di Gesù un lungo e impegnativo discorso detto appunto “il discorso dei pani”. Prendendo spunto dal fatto che la folla lo cerca insistentemente dopo il prodigio compiuto, Gesù li invita a cercare il «cibo che rimane per la vita eterna». Da lì inizia un confronto serrato al termine del quale arriva ad affermare una verità sconcertante: la vita piena si raggiunge nutrendosi della sua carne e del suo sangue. Il discorso, pronunciato nella sinagoga di Cafarnao, scandalizza molti, discepoli compresi, come vediamo dal brano proposto dalla liturgia della VII Domenica dopo Pentecoste. La pretesa di Gesù di essere «pane vivo» è dura da recepire. Gesù sa delle loro perplessità prima ancora che le esprimano e le aff ronta radicalizzando la questione con una domanda che possiamo tradurre così: «Se vi scandalizzate per questo, quando sarò innalzato e ucciso come potrete vedere in tutto ciò il mio ritorno glorioso al Padre?».

La provocazione del Maestro è l’occasione per ribadire per quale via si accede alla comprensione più profonda del mistero che abita in Lui. Lo Spirito è il vero protagonista e solo attraverso di Lui si coglie in Gesù la presenza divina. Come ottenere dunque il dono dello Spirito? Le parole di Gesù ne sono colme e chi le ascolta accogliendole riceve lo Spirito. Come già altrove nel suo scritto, Giovanni descrive di nuovo il cammino di fede come un intreccio inscindibile tra il dono di Dio e l’attiva apertura nel riceverlo che ogni persona è chiamata ad avere.

La chiusura è però una possibilità reale, perfi no tra gli stessi discepoli. Gesù dimostra di esserne a conoscenza rivelando così l’ampiezza dell’amore con cui li ama. Pur consapevole del tradimento, Egli rimane infatti fedele alla sua chiamata, lasciando ai suoi la libertà di un cammino che contempli anche l’incredulità e la rinuncia. Tale possibilità si concretizza in eff etti in un molteplice abbandono e perfi no i Dodici vengono provocati a riguardo. Pietro risponde per tutti, giudicando folle allontanarsi da Gesù. Nelle sue parole c’è il principio della vita autentica e, una volta conosciuta la fonte della pienezza, ci si può forse allontanare andando incontro alla morte?

È da ricordare che l’aggettivo «eterna» in Giovanni non intende defi nire la vita futura, piuttosto la qualità di un’esistenza ben precisa, quella che già nel presente sperimenta la pienezza della vita divina. È la parola di Gesù a dare alla loro vita uno spessore, una portata, una sostanza che nessuna altra parola sapeva dare. Nella risposta di Pietro riecheggia la forza con cui Israele a Sichem sceglie di servire il Signore a fronte della possibilità di seguire gli dèi degli Amorrei, come racconta il brano del libro di Giosuè scelto come prima lettura.

Risposte e scelte che non mettono al riparo da future cadute, ma che segnano certamente un prima e un dopo nella vita dei discepoli e di Israele, come simbolicamente fa la pietra piantata da Giosuè a testimonio della scelta fatta.