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Domenica 30 maggio 2021 - Santissima Trinità (Solennità del Signore)

Dio si è rivelato agli uomini come Padre misericordioso, nelle parole e nella persona del Figlio, e con il dono dello Spirito: tutte e tre queste prospettive sono presenti nelle letture di questa solennità. Il testo dal libro dell’Esodo è noto, nella tradizione giudaica, come il brano dei «tredici attributi di Dio» o dei «tredici attributi di misericordia »: se si conta quello che dice Dio di se stesso a Mosè, nei versetti da 5 a 7 del capitolo 34, si trovano tredici modi diversi per descrivere il suo amore.

Questa splendida pagina, non a caso, è letta dalla sinagoga, ancora oggi, per la liturgia del Kippur (il Giorno dell’espiazione), quando i Œfigli di Israele pregano perché Dio perdoni i loro peccati: secondo il midrash (l’interpretazione giudaica) ogni volta che il Signore sentirà queste parole, avrà misericordia del suo popolo eletto. Una convinzione talmente fondata, che il testo liturgico prevede addirittura di omettere la parte in cui si dice che «Dio castiga», e si ferma prima di ricordare che Dio «non lascia senza punizione». Tanta è la fiŒducia nella misericordia, che si arriva addirittura a forzare l’integrità del testo. Da questa bella tradizione giudaica impariamo ad avere Œfiducia in un Padre che perdona, e a non aver timore ad a”ffidarci alla Chiesa, alla quale Gesù ha dato la facoltà di rimettere i peccati (cfr. Giovanni 20,23): in concreto, potrà signiŒficare trovare il modo di confessarci, conŒfidando nell’amore di Dio.

Anche le altre letture parlano di Dio. La Lettera ai Romani, in un testo dalla forte connotazione trinitaria, descrive la vita nello Spirito che il discepolo può condurre, e si chiarisce che Gesù, la Parola eterna incarnata, ha fatto esperienza di «una carne simile a quella del peccato» (Romani 8,3).

Da qui si può partire per cogliere un aspetto che emerge dal discorso d’addio di Gesù nel vangelo di Giovanni. Si è già visto domenica scorsa che Gesù annunciava «l’altro» Consolatore, chiamato anche, nel brano odierno, «lo Spirito della verità». Lo Spirito che Gesù ha promesso e che la comunità dei credenti riceve a Pentecoste (come ogni volta che lo invoca) è lo Spirito che comunica la verità, ed è una continua rivelazione di Dio nel mondo. Infatti, ciò che Gesù ha potuto fare nella sua esistenza terrena è stato segnato – per il principio di incarnazione – dal tempo trascorso coi discepoli, ma la comprensione del mistero di Dio continua, e per questo è necessario lo Spirito «della verità». L’impegno per conoscere Dio riguarda tutti, non solo i preti o i teologi o gli studiosi, e si può portare avanti nella lettura orante della Scrittura.

Gesù, sempre durante l’ultima Cena, aveva detto ai discepoli che tutto ciò che ha udito dal Padre l’ha fatto conoscere loro, e ancora desidera che sia conosciuto. Come possiamo entrare nel mistero di Dio? La Bibbia – come diceva san Girolamo («L’ignoranza delle Scritture è ignoranza di Cristo») – è un modo privilegiato per incontrare Gesù, e attraverso le sue parole è ancora possibile, anche per noi, conoscere il Padre.


27 maggio 2021

 
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