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lunedì 22 aprile 2024
 

Domenica 31 dicembre 2023 - Ottava del Natale del Signore

La ricchezza e la complessità del cosiddetto Prologo di Giovanni, una parte del quale ascoltiamo nella domenica nell’Ottava del Natale del Signore, richiede particolare spazio di commento e di approfondimento. Lasciamo dunque sullo sfondo il brano di Proverbi e quello della Lettera ai Colossesi per dedicarci al testo preso dal Quarto Vangelo. Con il Prologo, Giovanni offre ai suoi lettori una chiave interpretativa della vicenda di Gesù che andrà raccontando.

Il brano è costruito attorno a due fuochi: uno è costituito dall’«in principio» e l’altro dal tema dell’incarnazione. Di entrambi, il protagonista è la Parola (il Verbo).

Il richiamo al «principio» porta il lettore a ciò che sta prima di ogni cosa creata e al suo fondamento, oltre la storia, oltre il tempo. Lì Giovanni colloca ciò che chiama «Parola», legandolo strettamente a Dio e alla sua identità.

Semplificando in modo estremo: l’evangelista sostiene che parte fondamentale dell’essenza stessa di Dio è l’essere comunicazione e dunque relazione, legame, apertura verso l’altro.

Questa caratteristica di Dio prende forma concreta in Gesù di Nazaret, nel quale la Parola divina si incarna compiutamente. Nel mondo, d’altra parte, la Parola è già all’opera, perché da essa è stato creato e ogni cosa è opera sua. E che discorso fa questa Parola? Giovanni lo spiega utilizzando due metafore: la luce e la vita.

Anzitutto, ogni volta che Dio si pronuncia, genera vita. Ogni sua parola è Parola di Vita. Non c’è alcun suo agire che sia distruttivo o orientato a causare morte. Inoltre, quella Parola, come la luce, consente di vedere, orientarsi, interpretare, cioè è portatrice di senso e l’esistenza si comprende pienamente grazie a lei. Dono della vita e dono del suo senso sono inseparabili. Per Giovanni, la venuta della Parola in Gesù soddisfa la ricerca di vita e di senso dell’umanità ed è offerta a tutti, senza distinzioni.

Con un inciso sul Battista, il brano passa dal tema dell’«in principio» a quello dell’«incarnazione». La Parola viene nel mondo nella carne di Gesù per donare pienezza alla vita. Ma tale venuta chiama a una decisione: accogliere la luce o rifiutarla. Per quanto paradossale possa sembrare, di fronte a un dono inestimabile c’è anche chi oppone il rifiuto. È il dramma dell’incredulità, che resta, ancora una volta, un mistero inspiegato e inspiegabile.

Ma vi è invece chi lo accoglie. A quelli che nella fede riconoscono Gesù come l’inviato dal Padre è data l’occasione di una relazione unica con Dio che Giovanni descrive nei termini di «figliolanza», immagine di un rapporto positivo, compiuto e unico. Nella fede, «figli nel Figlio». Un atto di fede da intendersi come il riconoscimento di Gesù quale unica fonte di senso autentico per la propria vita. La comunità credente è dunque quella che celebra stabilmente il Natale, perché ha riconosciuto come la «carne» di un uomo – Gesù – sia divenuta il luogo della presenza divina effettiva, quella che permea l’universo come presenza amorosa e vivificante.


28 dicembre 2023

 
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