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Domenica 5 settembre 2021 - I Domenica dopo il martirio di San Giovanni il Precursore

Per questa domenica, la prima dopo il martirio del Battista, il lezionario propone la pagina del vangelo secondo Giovanni nella quale il precursore di Gesù è ritratto in modo molto originale. Vale la pena soffermarsi su questa scena, perché solo in questo Vangelo il Battista viene definito «l’amico dello sposo», in occasione della sua ultima apparizione nel racconto giovanneo.

Si tratta appunto dell’ultima caratterizzazione del Battista, che segue quelle con cui è chiamato il «testimone » della luce (Giovanni 1,7), e la «voce» che grida nel deserto (1,25). Qui invece è il “miglior amico”, o paraninfo, che esulta per le nozze dello sposo, e poi, una volta raggiunta la pienezza della gioia, si appresta a diminuire (3,29). Sullo sfondo di questa rappresentazione del Battista vi sono le usanze giudaiche relative alle nozze, nelle quali una gura fondamentale era proprio quella – in ebraico – dello shoshbin, il fiduciario dello sposo. Quali ruoli al tempo di Gesù dovesse ricoprire per la preparazione del matrimonio è di‘ffcile dirlo con precisione, ma poteva aver cura delle nozze vere e proprie, in particolare del contratto di matrimonio, come della scorta per prelevare la sposa, alla vigilia del rito, dalla casa paterna, per portarla poi alla casa dello sposo, nella quale aveva luogo il rito (cfr. la parabola di Matteo 25,1“13). Attestava anche l’avvenuta consumazione delle nozze, allorquando lo shoshbin veniva invitato dallo sposo a gioire per il signum virginitatis che poteva mostrargli: tale amico, infatti, attendeva davanti alla porta della camera nuziale e partecipava alla gioia dello sposo, quando questi avrebbe conosciuto la propria sposa come vergine.

In quale modo queste informazioni possono aiutare la comprensione del nostro testo? In primo luogo, spiegano il ruolo che il Battista assume in questo Vangelo: in un momento in cui poteva nascere una tensione («… nacque una discussione», Giovanni 3,25), il Battista non vuole prendere il posto del Messia. L’aveva già detto chiaramente («Io non sono il Cristo», 1,20), e ora lo ribadisce (3,28), rallegrandosi perché è il suo amico il protagonista delle nozze messianiche.

C’è molto di più: Giovanni indica chi deve crescere e chi diminuire. Il Battista è colui che, proprio nella sua ultima comparsa nel vangelo di Giovanni, dona la vita per il suo amico (anche se in questo Vangelo non si dice nulla del suo arresto e della sua morte, che sono invece espressamente narrate nei sinottici; cfr. Marco 6,17“29). Giovanni «diminuisce», cioè offre la sua vita in altro modo: non solo non si appropria del ruolo del Messia, ma si mette da parte perché sia Gesù a inaugurare le nozze tra Dio e Israele, tra Dio-sposo e gli uomini. Si tratta di un grande esempio per tutti noi, che siamo come la creta di cui parla il profeta Isaia nella prima lettura, quando diciamo al vasaio cosa deve fare, pensando che egli non capisca, o addirittura che non ci ha fatto lui. Stare al proprio posto davanti a Dio è la cosa più di‘ffcile, ed è segno non solo di umiltà, ma anche di sapienza.


02 settembre 2021

 
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