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sabato 15 giugno 2024
 

Da una ferita è possibile vedere la luce

Gv 16,23b-28 - Sabato della VI settimana di Pasqua (11 maggio 2024) - 

In verità, in verità vi dico: Se chiederete qualche cosa al Padre nel mio nome, egli ve la darà. Finora non avete chiesto nulla nel mio nome. Chiedete e otterrete, perché la vostra gioia sia piena”. Abbiamo sempre molta paura a chiedere perché forse abbiamo paura di rimanere delusi. Ma lo scopo della richiesta non è per forza essere esauditi secondo ciò che noi pensiamo essere il meglio, ma è essere esauditi secondo ciò che più alla fine ci darà gioia. La vera gioia infatti delle volte è nascosta in alcuni doni che inizialmente ci sembrano solo delle disgrazie. Il tesoro nascosto alcune volte si trova in quelle esperienze che noi chiamiamo croci.

Ecco perché capita che il Signore sembra non ascoltarci perché magari vuole che arriviamo fino al punto di trovare quel tesoro in un posto inimmaginabile. Questo discorso però lo può capire veramente solo chi ne ha fatto esperienza. Infatti come si può pensare che in una grande sofferenza della vita alla fine si può scoprire nascosta una strana gioia che non vorremmo barattare con nient’altro al mondo? Chi fa questo tipo di esperienza arriva a benedire anche ciò che più lo ha ferito in quello che gli è capitato, perché proprio attraverso quella ferita è arrivato a vedere una luce.

Chi fa esperienza di questa luce non prega più da disperato, ma prega con una fiducia tale che non esiste più nel suo cuore nemmeno la lontana possibilità di non essere ascoltati. E questo perché? Così lo spiega Gesù:  “In quel giorno chiederete nel mio nome e io non vi dico che pregherò il Padre per voi:  il Padre stesso vi ama, poiché voi mi avete amato, e avete creduto che io sono venuto da Dio”.

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10 maggio 2024

 
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