Mc 10,17-27 - Lunedì della VIII Settimana del Tempo Ordinario (3 marzo 2025)

Il giovane che corre incontro a Gesù e lo prega in ginocchio è colui che più di tutti nel Vangelo rende visibile la richiesta che c’è nel cuore di ogni uomo e di ogni donna di tutti i tempi: Maestro buono, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna? È la richiesta di come si fa per essere felici.

C’è una stagione della nostra vita in cui più di tutte le altre stagioni noi siamo più disposti a dire ad alta voce questo desiderio di felicità, e solitamente è il tempo della giovinezza, poi però è come se per paura non esista nessuna felicità, o per paura di essere delusi, o di soffrire, cominciamo a nascondere questo desiderio fino a quasi a cancellarlo. Ma che vita è senza più il desiderio di essere felici? Che vita è la nostra se non esiste una vita eterna che rende questo nostro istante pieno di significato?

Gesù però procede gradualmente ricordando a questo ragazzo che non basta desiderare di essere felici, bisogna essere disposti anche a fare la propria parte, la propria porzione di fatica: Tu sai i comandamenti: “Non uccidere; non commettere adulterio; non rubare; non dire falsa testimonianza; non frodare nessuno; onora tuo padre e tua madre“» Questo ragazzo però tutto questo lo vive da sempre, gli manca però il coraggio di osare: Gesù, guardatolo, l’amò e gli disse: «Una cosa ti manca! Va’, vendi tutto ciò che hai e dallo ai poveri e avrai un tesoro in cielo; poi vieni e seguimi». Sappiamo che questo ragazzo se ne torna a casa triste perché non riesce a osare, ma rimane una lezione immensa: nessuno può renderti felice se non sei disposto a disobbedire alle tue paure. Non puoi visitare posti nuovi se poi non sei disposto a lasciare il rassicurante porto dove è ancorata la tua nave.

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