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lunedì 19 aprile 2021
 

I DOMENICA DI AVVENTO (ANNO B) - 29 NOVEMBRE 2020

Avvento: reimparare, oggi, ad attendere

«Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; fate in modo che, giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati. Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!». Marco 13,33-37

L' Avvento non è un tempo per prepararsi a celebrare un ricordo di un fatto storico lontano, né soltanto un esercizio della memoria collettiva. È molto di più. È un rivivere la stessa attesa che il popolo d’Israele coltivava e custodiva da secoli, quella annunciata e preparata dai profeti, la speranza-certa di un Messia che aveva nutrito il popolo negli esili, nelle lunghe prove della fede. L’Avvento si rivive ogni anno come fossimo nati oggi, con quella ignoranza voluta e cercata che è pre-condizione essenziale perché il Natale non sia solo memoria di qualcosa di importantissimo avvenuto due millenni fa, ma sia rifare veramente l’esperienza di vedere nascere nuovamente quel bambino che attendavamo da sempre, e crederci ancora. Il Natale che ci cambia e cambia il mondo è quello che ci sorprende in compagnia dei pastori e dei magi, con lo stesso loro stupore.

Il Vangelo dell’inizio dell’Avvento è tratto dal cosiddetto discorso escatologico di Gesù. Ed è bello e importante che la liturgia abbia scelto questo discorso per la prima domenica di Avvento. Lì Gesù parla del suo ritorno, non della sua prima venuta, a dirci che dopo quel primo Natale di Betlemme ogni Natale è sempre un ritorno di chi è già venuto. È il ritorno del “fi„glio dell’uomo”, espressione molto cara anche ai profeti (Ezechiele, Daniele). Gesù è „figlio di Dio, lo sappiamo dalla fede, ma dalla stessa fede sappiamo che è anche „figlio dell’uomo. Sappiamo che è vero Dio e vero uomo, ma sappiamo anche che è vero „figlio, di Dio e dell’uomo. L’Avvento è anche la celebrazione di Gesù „figlio, di Maria e „figlio dell’umanità. È vero uomo perché „figlio, poiché mentre non tutti gli uomini e le donne sono madri o padri, sorelle e fratelli, tutti siamo „figli. È l’esser „figli che ci accomuna tutti e ci affratella.

IL PORTIERE E LA SENTINELLA.

Nel Vangelo di oggi domina una parola: Vegliate! Occorre vegliare vigili perché il fi„glio dell’uomo ha solo detto che tornerà, non il giorno né l’ora. Occorre vegliare sempre perché ogni momento potrebbe essere il tempo favorevole, potrebbe essere “il giorno del Signore”. Tutti nella casa devono vegliare in attesa che torni il signore dal suo viaggio, ma uno in modo speciale e attentissimo: il portiere.

Il portiere è anche immagine della sentinella e dei suoi quattro turni di guardia nella notte (sera, mezzanotte, canto del gallo, alba). Nella Bibbia la sentinella è soprattutto il profeta: «Sentinella, quanto manca al giorno?» (Isaia 21,11). Tutti dobbiamo vegliare per non essere trovati impreparati dal Signore che torna, ma soprattutto i profeti. Se i profeti smettono di essere sentinelle dell’aurora, la Chiesa tutta perde la dimensione dell’attesa. I primi cristiani avevano presentissimo questo comando, tra i più sentiti e vissuti dalla comunità primitiva, perché per loro il ritorno di Gesù era cosa concreta e prossima. E per noi? L’Avvento è un grande esercizio per reimparare, oggi, ad attendere: «L’intera saggezza umana risiederà in queste due parole: Attendere e sperare!» (Il Conte di Montecristo).

 


26 novembre 2020

 
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