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sabato 20 aprile 2024
 

II Domenica di Avvento (Anno C) - 5 dicembre 2021

Appuntamento con il Dio della storia

Nell’anno quindicesimo dell’impero di Tiberio Cesare, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea, Erode tetràrca della Galilea, e Filippo tetràrca dell’Iturèa e della Traconìtide, sotto i sommi sacerdoti Anna e Càifa, la parola di Dio venne su Giovanni, figlio di Zaccarìa, nel deserto.
Luca 3,1-2

 

Proseguiamo l’itinerario di Avvento accompagnati dall’evangelista Luca, che scrive per le comunità di origine pagana e mira a mostrare come la venuta del Cristo risponda alle attese di tutti i popoli e di ogni cultura. La storia corre verso la pienezza dei tempi, come dirà san Paolo. E il tempo è pieno solo quando in esso percepiamo di sfuggire alla sua precarietà, condividiamo con i fratelli la bellezza e la gioia di essere in vita, sentiamo di costruire il Regno operando per il vero bene nostro e delle persone che ci sono affidate, nell’ottica del presente, spazio in cui Dio concretamente ci salva, e dell’eternità, spazio per il quale siamo salvati.


Il tempo è pieno perché il Signore, Dio della storia, è con noi, in un modo tangibile: nell’anno quindicesimo dell’impero di Tiberio, mentre diverse singole persone ricoprivano specifiche cariche politiche nelle varie regioni del regno di Israele e avevano responsabilità di guida sacrale per il popolo santo di Dio, la Parola scende su Giovanni.
I nomi che ricorrono nel Vangelo dicono la situazione complessa in cui i Giudei vivevano, ma anche la concretezza della salvezza che, proprio in quel tempo martoriato, il Signore ha preparato per loro e per tutto il mondo: allora, e non in un altro momento astratto e lontano, la Parola di Dio, unica salvezza, scende su un uomo amato da Dio, fedele alla sua volontà e fiducioso nelle sue promesse. È Giovanni il Battista, nato come un miracolo da genitori sterili e avanti negli anni, a mostrare che la vita è dono gratuito del Signore; un uomo mosso dallo Spirito, che agisce come Dio vuole e prepara l’oggi della salvezza.
La Parola scende nel deserto, nel luogo che, secondo l’etimologia ebraica, è privo di ogni parola. In quel silenzio, che sembra senza vita, Dio parla, e la sua Parola è vita  dirompente a tal punto da far fiorire un giardino là dove c’era solo morte e si piangeva per l’afflizione del lutto: così profetizza Baruc nella prima lettura, che invita chi piange a guardare la gloria che il Signore ha pensato per i suoi figli; e così ribadisce il Salmista, esultando per le meraviglie compiute dal Signore. Non è striminzito il bene che Dio ci dà: è una ricchezza senza limiti che sgorga, per la sua onnipotenza, dove non c’era niente, neanche semi che potessero un giorno fruttificare.
 

Il signore è vicino

Qui, ora, è il tempo e il luogo della salvezza: in questa nostra epoca, segnata dalla malattia e dalla morte, nel posto in cui ci troviamo e nella situazione che viviamo, che può sembrare senza vita e soluzioni, proprio là dove stiamo sperimentando fallimento e delusione, il Signore è vicino e la Parola di Dio scende su ciascuno di noi, che egli ha pensato e scelto fin dalle origini del mondo e consacrato con l’unzione battesimale. Essa ci rinnova e ci fortifica: alzatici (I domenica di Avvento), possiamo percorrere tutta la regione e annunciare che Dio è vicino, preparare la sua via, invitare chi incontriamo a eliminare le strutture di male che ostacolano la possibilità di vedere e riconoscere la sua salvezza. Riempiamo le voragini che impediscono l’amore vicendevole, quella carità che Paolo chiede a Dio per i Filippesi nella seconda lettura; spianiamo le montagne che affaticano il respiro e nascondono la luce.

 

 


02 dicembre 2021

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