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venerdì 23 febbraio 2024
 

II domenica del Tempo Ordinario

Santificati e santi per chiamata

 

Giovanni disse: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”». Giovanni 1,32-33

 

Il Signore Gesù, generato della stessa sostanza del Padre prima di ogni creatura, Dio eterno, è la Salvezza venuta nel mondo e attesa da tutta la Storia: il Padre, al momento dell’immersione nel Giordano, lo ha indicato come Figlio Amato, Suo compiacimento. Tutti siamo chiamati in Lui alla stessa eredità, figli nel Figlio, amati nell’Amato; la Verità grande della nostra vocazione all’eternità, alla Vita piena e abbondante del Padre, è ribadita oggi in tutta la liturgia ed esplicitata nelle parole di Paolo (II lettura), che si rivolge a una comunità cristiana difficile, quella che viveva nell’importante città portuale greca di Corinto: egli si dice «chiamato ad essere apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio» e scrive, nell’incipit di 1Corinzi, che leggiamo oggi, «a coloro che sono stati santificati in Cristo Gesù, santi per chiamata insieme a tutti quelli che, in ogni luogo, invocano il nome del Signore nostro Gesù Cristo». Paolo scrive dunque a ogni cristiano, di ogni tempo, e lo dichiara «santo per chiamata»: non noi abbiamo scelto Gesù, ma Lui ha scelto noi perché andiamo e portiamo frutto (cfr. Giovanni 15,16); la missione di santità che ciascuno di noi ha ricevuto è unica e irripetibile, contigua a quella del Cristo, del quale siamo chiamati a completare nella nostra carne i patimenti (cfr. Colossesi 1,24). Le Letture, mentre parlano di Gesù, l’Amato, in controluce parlano di noi, figli amati, della nostra luminosa e gloriosa vocazione: vale anche per noi quanto nella I lettura (Isaia) si dice di Israele, «sul quale» il Signore assicura che «manifesterà la Sua Gloria», ci «ha plasmati suoi servi dal seno materno per ricondurre a Lui» il Suo popolo; ci «renderà Luce delle nazioni per portare la Sua salvezza fino alle estremità della terra». Non sono parole astratte: è il progetto di Dio che si rinnova nella chiamata alla vita di ogni figlio, amato e prezioso ai Suoi occhi fin dal concepimento. A questa grande vocazione risponde il Salmista: chi, a seguito dell’incontro con il Signore che trasforma la vita, prende coscienza della Sua volontà, ripone in Lui la propria speranza e assume con coraggio la missione affidatagli, pubblica o privata che sia, nella consapevolezza che ogni missione è, sempre, «luce per il mondo». «Nel rotolo del Libro di noi è scritto di compiere il Suo volere», senza «tenere chiuse le labbra» (Salmo 39, Responsorio). La chiamata che ci accomuna è di annunciare, con la nostra esistenza, la Verità e la Bellezza della Vita in Gesù. È quello che fa il Battista (Vangelo, Giovanni 1); egli, la Voce, annuncia la Parola, indicandola nella persona del Cristo: «Ecco l’Agnello di Dio, Colui che toglie il peccato del mondo. Io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».

 

IL CORAGGIO DELLA VERITÀ

La testimonianza di Giovanni è invisa al mondo che lo circonda, eppure egli non rinuncia a mostrare Cristo con coraggio, perché sa che solo Lui salva. E noi? Crediamo veramente che Gesù è l’unico che toglie il male e che qualunque tentativo di estirparlo, senza di Lui, è un grande inganno? Sappiamo testimoniare Colui che abbiamo incontrato, visto e udito, il Figlio Signore della Vita? Sappiamo essere Luce? Su questa testimonianza si gioca tutta la nostra esistenza, tutta la verità di noi stessi.


12 gennaio 2023

 
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