"Sono venuto a
gettare fuoco sulla
terra, e quanto
vorrei che fosse
già acceso"
(Luca 19,49)
gettare fuoco sulla
terra, e quanto
vorrei che fosse
già acceso"
(Luca 19,49)
Giovanni Battista aveva dichiarato: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco» (Luca 3,16). Gesù sembra raccogliere quell’annunzio con la frase che ora proponiamo al nostro approfondimento, anche perché essa continua così: «Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto!» (12,50). A questo punto vorremmo domandarci: qual è mai questo «fuoco» che Cristo vuole spandere sulla terra?
Una prima interpretazione è da cercare proprio nell’immagine successiva del battesimo, anticipata in qualche modo anche dal Battista. Di per sé il termine “battesimo” deriva da un verbo greco (bápto/baptízein) che letteralmente significa una “immersione”, solitamente nell’acqua, come avviene appunto nel rito battesimale cristiano. Si può, tuttavia, pensare a un’altra “immersione”, come quella che Gesù sperimenterà con la sua sepoltura nella terra. Si ha, così, un rimando alla morte e risurrezione di Cristo: essa è simile a un’esplosione di luce e di fuoco che trasforma l’umanità, liberandola dalle scorie del male e rendendola pura come in un crogiuolo.
Un’altra lettura di questo detto di Gesù può essere collegata alle frasi ulteriori che egli pronuncia, quando dichiara di essere «venuto non a portare pace sulla terra ma divisione » (12,51) e, subito dopo, descrive le tensioni che l’adesione a lui crea nelle famiglie ove «si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera» (12,53). Il fuoco è, dunque, quello della sua parola che è simile a una spada (Matteo 10,34) che lacera la superficie e produce ferite, scopre segreti, devasta abitudini consolidate. Sarebbe, quindi, una metafora della vocazione cristiana che impone una scelta ardente e radicale.
L’ingresso di Gesù nella storia causa, dunque, uno stravolgimento perché egli è «un segno di contraddizione», come aveva annunziato il vecchio Simeone quando lo stringeva ancor neonato tra le braccia (Luca 2,34). È come se egli appiccasse un incendio che si espande intaccando il «legno secco» (Luca 23,31) del peccato, del vizio e del male. Ma, a conclusione, potremmo anche allegare un’ultima interpretazione che basiamo sulla seconda opera di Luca, gli Atti degli apostoli. Là, infatti, si descriveva la Pentecoste con l’irruzione dello Spirito Santo la cui venuta era stata a più riprese promessa da Cristo. Ebbene, l’evangelista così tratteggiava quell’evento: «Apparvero come lingue di fuoco che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro [gli apostoli] e tutti furono colmati di Spirito Santo» (Atti 2,3-4).
Lo Spirito Paraclito è, dunque, simile a un fuoco, perché arde nei cuori dei discepoli e li rende testimoni coraggiosi e impavidi della fede. Sarebbe questo il fuoco che Cristo starebbe per diffondere sulla terra.



