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domenica 19 maggio 2024
 
Il blog di Gianfranco Ravasi Aggiornamenti rss Gianfranco Ravasi
Cardinale arcivescovo e biblista

La sessualità nelle Scritture

Nel linguaggio comune è divenuto il vizio per eccellenza e sotto il suo manto oscuro vengono associati vocaboli che di per sé hanno significati più generali, come «desiderio, piacere, passione, smania, voglia, corruzione, perversione» e così via. Stiamo parlando del terzo del settenario tradizionale dei peccati capitali, registrato con un termine un po’ arcaizzante, lussuria, dal latino luxus che rimanda a un «eccesso» in senso lato e che ha generato il più comune «lusso». Che il tema della sessualità solleciti un interesse esorbitante appare anche se si sfoglia un vocabolario di sinonimi, lasciando a parte le parole oscene di uso volgare: libidine, impudicizia, licenziosità, sconcezza, libertinaggio, dissolutezza, indecenza e così via, con un’altra quarantina di vocaboli, verbi e aggettivi.

Trattare questo tema – che in passato era dominante nella stessa teologia morale (i sacerdoti anziani che ci leggono sanno quanto rilevante fosse in passato il trattato De sexto, con riferimento al sesto comandamento, trasformato spesso dall’originale «Non commettere adulterio» in «Non commettere atti impuri o fornicare») – è, quindi, molto arduo. Lo è, poi, in modo particolare ai nostri giorni per un fenomeno denominato come «teoria del gender». La visione biblica e classica si affidava alla celebre affermazione della Genesi: «Dio creò l’uomo a sua immagine, a immagine di Dio lo creò, maschio e femmina li creò» (1,27).

La bipolarità sessuale maschile e femminile e la sua capacità generativa erano viste come strutturali alla natura umana. È noto che in questi ultimi decenni è stata introdotta una fluidità che decompone quei due assi in tante varianti personali espresse con la nota sigla Lgbt a cui vengono aggiunte incessantemente nuove identità multiple, espresse attraverso lettere ulteriori. Si è, così, assistito anche al passaggio dalla famiglia «bicolore» a quella «arcobaleno» con le relative denominazioni di «genitore 1 o 2»; si è dissociata la generazione fisiologica da quella solo affettiva col cosiddetto «utero in affitto»; si sta operando una metamorfosi del linguaggio e dell’opinione pubblica che evolve verso un concetto di sessualità mutevole, sostenuta ormai anche dalla pubblicità e dalle stesse legislazioni.

Non è possibile nella nostra trattazione limitata affrontare simili questioni piuttosto complesse che scardinano la concezione tradizionale: certo la sessualità, come vedremo, non è solo una questione biologica, perché rivela anche un aspetto culturale e personale. Si nasce, ad esempio, donna a livello biologico, ma lo si diventa in pienezza non solo con la maturazione fisiologica ma anche con l’evoluzione morale, sociale, culturale. Noi ci muoveremo, invece, soprattutto nella prospettiva che suppone un’essenza o natura umana di partenza, strutturale, oggettiva e anche biologica, pur riconoscendone gli sviluppi personali e storici.

Identificheremo soprattutto alcune fratture morali, dette appunto «vizi» nella tradizione cristiana. Sarà quindi la relazione primaria uomo-donna l’oggetto delle nostre considerazioni, alla luce delle Sacre Scritture, lasciando a margine il discorso teologico morale sugli altri rapporti indotti dalla visione multipla del gender o genere sessuale a cui sopra abbiamo accennato. È appunto ciò che viene rubricato sotto il termine molto esplicito, anche se un po’ obsoleto, di «lussuria».


23 marzo 2023

 
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