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mercoledì 30 novembre 2022
 
50 parole greche del Nuovo Testamento Aggiornamenti rss Gianfranco Ravasi
Cardinale arcivescovo e biblista

MÊTÊR: madre

Una tradizione popolare religiosa ha da secoli consacrato il mese di maggio a Maria, la madre di Gesù, mentre un’usanza “laica” contemporanea ha dedicato l’8 maggio alla Festa della mamma. Abbiamo pensato, allora, di introdurre nel nostro vocabolario greco neotestamentario la parola mêtêr, «madre», che incontriamo 83 volte, soprattutto nei Vangeli (71 volte). Anche Gesù ribadisce con fermezza, contro ogni scusante di tipo tradizionale ed economico, il precetto del Decalogo: «Onora tuo padre e tua madre», aggiungendovi un altro monito minaccioso della legge mosaica: «Chi maledice il padre o la madre sia messo a morte» (Marco 7,10; vedi Esodo 20,12; 21,17).
Sfilano nei Vangeli varie mamme come quella dei figli di Zebedeo, cioè Giovanni e Giacomo, oppure Maria la madre di Giacomo e di Giuseppe, che assiste alla crocifissione di Gesù o, ancora, negli Atti degli apostoli, quella di Giovanni Marco, forse l’evangelista Marco. San Paolo simbolicamente chiama la Gerusalemme spirituale «madre nostra» (Galati 4,26), mentre famosa è la Donna che partorisce un figlio cantata nel c. 12 dell’Apocalisse: la tradizione l’ha identificata in Maria, mentre l’autore pensava probabilmente al popolo di Dio, raffigurato con immagini sponsali già nell’Antico Testamento.
Certo è, però, che la mêtêr per eccellenza è Maria, la madre di Gesù. Essa entra in scena, oltre che nel racconto dell’infanzia di Gesù secondo Luca, quando Cristo s’affaccia sulla scena pubblica col suo primo miracolo al matrimonio di Cana: «Il terzo giorno vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea, e c’era la madre di Gesù» (Giovanni 2,1). Nello sviluppo della narrazione diventa, poi, una figura cruciale che genera il «segno» miracoloso del vino, superando l’iniziale riserva del Figlio e rivelando una piena fiducia in lui.
Chi ci segue con continuità ricorda che in una precedente puntata della nostra rubrica abbiamo già spiegato la parola «Ora», che nel quarto Vangelo designa la morte e la risurrezione di Cristo. A Cana Gesù replica appunto a sua madre che «non è ancora giunta la sua Ora» (2,4). Tuttavia, attraverso il simbolo messianico del vino e delle nozze, apre già quell’orizzonte futuro di salvezza ed esaudisce l’appello di Maria.
Ancora Giovanni, proprio quando l’«Ora» è giunta e il Figlio è sulla croce del Golgota, reintroduce la figura della madre di Gesù. In quel breve brano sulla fine di Cristo per ben cinque volte si ripete il vocabolo mêtêr, marcato soprattutto nella frase rivolta al discepolo: «Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Cleopa e Maria di Magdala. Gesù, allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: Donna, ecco tuo figlio! Poi disse al discepolo: Ecco tua madre!» (19,25-27).
Maria appare ora, nella rivelazione della nuova missione assegnatale da parte di Gesù, con una nuova maternità, quella di essere segno della Chiesa che genera figli e figlie al Padre divino, facendoli fratelli e sorelle di adozione del Cristo. La «donna» Maria vive l’Ora del suo Figlio come la sua Ora: Cristo, morendo, genera la salvezza e Maria, perdendo suo Figlio, acquista una folla innumerevole di figli, salvati e redenti dall’atto supremo di Cristo, il suo Figlio. Commentava papa Francesco il 10 maggio 2017: «Eccola nuovamente, la giovane mamma di Nazaret, ormai ingrigita nei capelli col passare degli anni, ancora alle prese con un Dio che dev’essere solo abbracciato…».


05 maggio 2022

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