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giovedì 26 novembre 2020
 

Nostro Signore Gesù Cristo Re dell'universo - 8 novembre 2020

Con la festa di Cristo Re dell’universo si chiude il ciclo dell’anno liturgico e, in un certo senso, siamo invitati a fare sintesi del cammino percorso, sostando per un istante, per provare a ripercorrere questo anno e lasciarci provocare dalla parola di Dio che ci ricorda, con le parole di Paolo ai Colossesi, quali dovrebbero essere le nostre attenzioni e idealmente i “frutti” del nostro cammino di fede. San Paolo prega per i Colossesi, confidando loro che chiede a Dio di donare la piena conoscenza della sua volontà, «perché possiate comportarvi in maniera degna del Signore, per piacergli in tutto, portando frutto in ogni opera buona e crescendo nella conoscenza di Dio».

Basterebbero queste parole dell’Apostolo per avere di che riflettere a lungo e poter fare anche noi un esame di coscienza, domandandoci semplicemente se in questo tempo siamo cresciuti nella conoscenza di Dio, se nei diversi aspetti della nostra vita ci siamo comportati da credenti, cioè in maniera degna del Signore, o quali siano stati i frutti che possiamo riconoscere nelle opere buone che abbiamo compiuto. Non vuole essere certo un bilancio della vita ma una semplice sosta, perché interrogarsi in profondità può essere un esercizio spirituale davvero prezioso.

La festa di oggi in particolare suggerisce una immagine ricca di valore simbolico, per quanto un po’ distante dal nostro immaginario, cioè la regalità di Cristo, l’identificare il Signore con la figura del re. È chiaro che non si intende associare Gesù con i monarchi o le monarchie che lungo la storia si sono susseguite come for-ma di gestione politica nel governo dei popoli, quanto piuttosto lasciarsi provocare dal significato del “regnare” del Signore e dalla categoria del regno a Dio a cui il Signore ha fatto riferimento molto spesso.

Il testo evangelico scelto per questa domenica ci riporta agli eventi della Passione, esattamente all’interrogatorio che Pilato conduce chiedendo esplicitamente a Gesù: «Sei tu il re dei Giudei?». Nel dialogo che segue Gesù si affretta a spiegare di quale regno si sta parlando: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù».

Lo scenario della Passione ci porta anche a pensare al culmine di quegli eventi e cioè alla condanna a morte e alla crocifissione del Signore. L’evangelista Giovanni fa un collegamento particolare tra la croce e la regalità, cioè ci descrive la croce come un trono e il momento della morte come il massimo della glorificazione del Signore Gesù. Dalla croce, infatti, Cristo come un re sul suo trono, effonde il dono dello Spirito, segno della sua regalità. Possiamo dunque dire che Cristo è re perché regna dalla croce e la sua forza si manifesta pienamente nella grazia dello Spirito Santo effuso tu tutto e su tutti, sull’universo intero. Infatti Gesù risponde a Pilato: «Tu lo dici: io sono re. Per questo sono nato e sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità».

 


05 novembre 2020

 
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