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domenica 25 febbraio 2024
 

Solennità di Pentecoste (anno A) - 28 maggio 2023

Lo Spirito rende perfetti nell’unità

 

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.

Giovanni 20,19-20

 

La liturgia di Pentecoste insiste sull’unità: la I lettura del giorno (Atti degli apostoli), uguale tutti gli anni, nota che quanti compongono la Chiesa nascente si trovano «tutti insieme nello stesso luogo». Fin da subito, dunque, coloro che credono in Gesù sono «un cuor solo e un’anima sola» e rimangono «perseveranti e concordi». Non si tratta solo dei Dodici: sono presenti, fin dal principio, «alcune donne, Maria la madre di Gesù e i fratelli di Lui» (Atti 1,14).

La Chiesa apostolica custodisce fin dall’rigine la ricchezza e la varietà delle vocazioni e dei Doni elargiti dall’unico Signore. San Paolo lo chiarisce in modo mirabile nella I Lettera ai Corinzi (II lettura), ribadendo il tema dell’unità, che è filo conduttore di questa grande Solennità: «Vi sono diversi carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversi ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diverse attività, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. E a ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune». È questa un’ammonizione potente: ciascuno è chiamato ad assumere la speciale manifestazione di Dio in lui per farla fiorire, riconoscendo il dono e il compito che si esprime nella vocazione peculiare di ogni persona. Custodire l’unità è un impegno importante e urgente, che passa per un attento discernimento e per la docilità di prendere ciascuno il proprio posto, e di compiere quanto si è chiamati a compiere con Amore, «fino alla fine» (Giovanni 13,1), sapendo che è lo Spirito che agisce in tutti e riconduce tutti e tutto all’unità, a immagine del nostro Dio, uno e trino. 

Lo Spirito donato agli Undici dal Risorto, nel suo respiro di Vita, la sera del giorno di Pasqua (Giovanni 20, Vangelo), è lo stesso che scende sulla Chiesa radunata nel Cenacolo a Pentecoste, quando solennemente si chiude il Tempo pasquale, il glorioso giorno di 50 giorni nel quale siamo immersi perché tutta la nostra storia è stata trasformata dall’evento della Risurrezione; è lo Spirito del Signore, che crea e «rinnova la faccia della terra» (Salmo 103, Responsorio); è Dio Stesso, Amore, che circola nella Trinità e restituisce all’uomo ferito dal peccato la capacità di vivere nell’unità: questa non dipende dagli sforzi umani, che mirano a rinchiudere e a isolare nell’illusione di dare sicurezza, e denotano solo egoismo e disamore (I lettura della Veglia pasquale, Genesi 11, Babele); viene invece dall’intervento di Dio, che nella sua misericordia «scende a vedere» l’umanità e la educa a rispettare la differenza, dono di Bellezza, e a custodirla perché in essa sola è possibile far fiorire l’unità voluta da Dio, nell’unica Carne che è il Corpo di Cristo, uno, con molte membra (cfr. II lettura). La carne di Gesù nella storia è la Chiesa; il suo tempo, il tempo di tutti noi, che continua finché continuerà il mondo, è inaugurato nel giorno di Pentecoste: «Fiumi di acqua viva sgorgano dal suo seno» (Vangelo della Veglia, Giovanni 7), vivificato dallo Spirito Santo ogni giorno e fino alla fine. Siano rese grazie a Dio!


25 maggio 2023

 
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