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martedì 16 aprile 2024
 
Il blog di Gianfranco Ravasi Aggiornamenti rss Gianfranco Ravasi
Cardinale arcivescovo e biblista

SOPHÍA: sapienza

È un vero capolavoro architettonico con la sua cupola di 25 metri di diametro: ci riferiamo a Santa Sofia di Costantinopoli, eretta nel VI secolo dall’imperatore Giustiniano, dedicata alla Madre di Dio Maria, sede della Sapienza (sophía) divina perché nel suo grembo si incarnò il Figlio del Padre celeste. Nel 1453 era stata trasformata in moschea, con la conquista ottomana della città, era divenuta museo nel secolo scorso ed è ritornata luogo di culto musulmano due anni fa, con una scelta politica discussa e discutibile.

Nella tradizione cristiana il termine sophía è stato assegnato anche allo Spirito Santo a causa di uno dei suoi doni, la sapienza appunto, mentre nel Nuovo Testamento, ove la parola è presente 51 volte (20 volte c’è anche l’aggettivo sophós, «sapiente»), diventa un attributo dello stesso Cristo. Infatti, dopo l’accusa rivolta a lui di essere «un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori», Matteo commenta: «Ma la Sapienza è stata riconosciuta giusta per le opere che essa compie» (11,19). Luca varia la frase così: «Ma la Sapienza è stata riconosciuta giusta da tutti i suoi figli» (7,35).

Si introduce, così, un’altra applicazione – oltre che allo Spirito Santo, a Cristo e a Maria – ed è quella che rivela come sapienti anche i cristiani che riconoscono e accolgono le opere compiute da Dio in Gesù. E questo a differenza dei suoi concittadini di Nazaret, i quali sorpresi e un po’ scettici si chiedevano: «Da dove gli vengono questa sapienza e i prodigi?» (Matteo 13,54). Non per nulla egli si comparerà al re Salomone, il modello del perfetto sapiente, e con amarezza dovrà concludere: «Nel giorno del giudizio, la regina del Sud si alzerà contro questa generazione e la condannerà, perché ella venne dagli estremi confini della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Salomone!» (Matteo 12,42). È noto, infatti, che nell’Antico Testamento, oltre ad essere una qualità divina, la sapienza apparteneva anche a una categoria di persone giuste e sagge e a un genere letterario specifico detto appunto «sapienziale» e rappresentato da Giobbe, i Salmi, i Proverbi, Qohelet, il Cantico dei Cantici, il Libro della Sapienza e il Siracide, un settenario di opere dalle caratteristiche molto diverse tra loro, denominate dagli ebrei Ketubîm, cioè gli «Scritti» per eccellenza. La riflessione più intensa sulla sapienza cristiana ci è offerta da san Paolo che applica a Cristo la funzione di creatore assegnata alla Sapienza divina personificata nel libro dei Proverbi (8,22-31). Nell’inno incastonato in apertura alla Lettera ai Colossesi si legge che «in lui furono create tutte le cose nei cieli e sulla terra… Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui» (1,16). Ma è in particolare nei cc. 1-2 della Prima Lettera ai Corinzi che l’apostolo esalta «Cristo potenza di Dio e sapienza di Dio» (1,24). Questa dignità appare, però, in modo paradossale quando Cristo è crocifisso, divenendo «scandalo per i giudei e stoltezza per i pagani» (1,23). Si oppongono, così, due sapienze, quella del mondo orgogliosa nella sua nobiltà e grandezza, e quella della croce, segno di umiltà e debolezza. Citando Isaia, Paolo fa proclamare a Dio questo verdetto: «Distruggerò la sapienza dei sapienti» (1,19). E conclude: «Poiché nel disegno sapiente di Dio, il mondo, con tutta la sua sapienza, non ha conosciuto Dio, è piaciuto a Dio salvare i credenti con la stoltezza della predicazione» (1,21). E lo stesso annuncio dell’apostolo non si basa «su discorsi persuasivi di sapienza… perché la vostra fede non sia fondata sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio…, su una sapienza che non è di questo mondo… ma parliamo della sapienza di Dio» (si legga 2,4-7).


06 ottobre 2022

 
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