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martedì 05 marzo 2024
 

V domenica di Quaresima (anno A) - 26 marzo 2023

Collaborare alla salvezza di tutti

 

Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni». Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?». Poi gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!».

Giovanni 11,39-40.43

 

Siamo alle porte della Santa Settimana: questa domenica precede la Domenica delle Palme. La Chiesa ci ha guidati a rileggere con serietà la nostra esistenza alla luce della fede, a riconoscere in Cristo il centro della nostra vita e l’esempio dell’umanità perfetta, come pensata dal Padre al momento della creazione: a Lui siamo chiamati a conformarci, consapevoli della vocazione all’eternità che in Lui si è spalancata alle nostre esistenze, per quanto ferite. La fede del cristiano è fede nella vita che non muore e trova il suo centro nella Resurrezione del Cristo, «primizia di coloro che sono morti»; «se Egli non fosse risorto, la nostra fede sarebbe vana» (cfr. 1Corinzi 15). L’itinerario che abbiamo percorso lungo quattro domeniche, insieme a personaggi biblici e segni battesimali di valore capitale, trova oggi l’apice mettendo a tema, sul finire della Quaresima, la Resurrezione dai morti, mistero e grazia che ci attende. La profezia di Ezechiele 37 (I lettura) è chiara: «Il Signore apre i nostri sepolcri e ci fa uscire dalle nostre tombe», perché noi siamo il «suo popolo» ed Egli vuole «ricondurci nella terra» della Promessa. «Lui ci redime da tutte le colpe» (Salmo 129, Responsorio), che mortificano la nostra umanità e ci tengono lontani dalle sorgenti della Vita. «Colui che ha resuscitato Cristo dai morti darà vita anche ai nostri corpi mortali per mezzo del Suo Spirito che abita in noi» (II lettura, Roma ni 8). La resurrezione di Lazzaro (Giovanni 11) mostra che Gesù è la Vita; «Chi crede in Lui non muore in eterno». Lazzaro, il cui nome significa “Dio è l’aiuto”, è «colui che Gesù ama»; è «fratello», vive in una famiglia; è pertanto simile a ciascuno di noi, figlio e fratello amato, immerso in relazioni fondative che, però, da sole non liberano dalla sofferenza e dalla morte. Le sue sorelle si rivolgono a Gesù, che è per loro l’Amico: esse sanno che Lui può dare vita; Gesù ama questa famiglia in un modo speciale e tenerissimo, eppure non si muove subito quando apprende la notizia della grave infermità del suo amico: «rimane due giorni nel luogo in cui si trova» e nel frattempo Lazzaro «si addormenta» e sprofonda nella tomba. L’esperienza della sofferenza, della malattia e della morte, l’esperienza del dolore che appare senza senso, che talvolta sembra protrarsi nonostante le nostre preghiere, è una via misteriosa ma feconda di incontro con il Signore: è Vangelo per tutti, non soltanto per chi la vive, e apre alla trasformazione del cuore. È quello che accade a Lazzaro, che, rinchiuso nella morte, «già manda cattivo odore»; eppure per la Parola potente del Cristo torna alla luce e alla vita.

 

INTERCESSORI

Le donne, qui come sotto la croce, mostrano la capacità di stare dove si soffre e si muore conservando la certezza che la morte non ha l’ultima parola: a risanare Lazzaro è l’incontro decisivo con l’Amico, che lo tira fuori dalla notte; ma questo incontro gli è possibile proprio per l’insistenza della sua famiglia. Come sposi, genitori, figli e fratelli, siamo chiamati a costruire le condizioni dell’incontro decisivo di chi amiamo con l’Amico, e a pregare con insistenza perché Egli, Salvatore e Signore, «venga e veda» la nostra miseria e il nostro autentico desiderio di Lui.


23 marzo 2023

 
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