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giovedì 28 ottobre 2021
 

XXV Domenica del Tempo Ordinario (Anno B ) - 19 settembre 2021

La logica del Vangelo e quella del mondo

 

Quando fu in casa, chiese loro: «Di che cosa stavate discutendo per la strada?». Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse più grande. Sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: «Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti». Marco 9,30-37

 

Questo brano del Vangelo di Marco si apre con il secondo insegnamento di Gesù sulla sua passione, morte e risurrezione. Se il primo annuncio del mistero pasquale (8, 31-33) aveva suscitato il rifiuto di Pietro, il secondo è segnato da una duplice reazione dei discepoli: incomprensione e paura nel chiedere spiegazioni. Nel momento in cui il Maestro comunica ai discepoli il suo destino, essi non solo non riescono a coglierne il senso ma discutono di tutt’altro.

Alla domanda di Gesù (di che cosa stavate discutendo?) i discepoli non rispondono. Stanno facendo un ragionamento vecchio, che non entra “nell’otre nuovo”. Lo sanno, infatti tacciono. Il silenzio tradisce una piccolezza di cuore e di vedute.

La Bibbia non ha mai avuto paura dell’umano qual è, non ne nasconde gli errori, i vizi, persino le meschinità. Contiene anche gesti efferati, parole tremende. I padri del popolo scelto e i suoi re migliori ci vengono presentati come intrecci di virtù e di vizi, capaci di grande amore e anche di peccati e bugie. Questa prospettiva è entrata anche nel Nuovo Testamento. Il Vangelo di Marco narra anche gli aspetti meno luminosi dei discepoli, come avverrà nel racconto della Passione. Fra coloro che discutevano su chi fosse il più grande, ci saranno stati forse anche Giuda e Pietro, Giovanni, Giacomo, a dire che i limiti e le fragilità riguardano tutti i discepoli. Se questi discorsi sul potere e il prestigio sono entrati nella storia della salvezza, vuol dire che non sono alieni alla storia, né all’uomo nuovo.

Anche a questo secondo annuncio della Passione fa poi seguito un insegnamento riservato ai Dodici. Gesù, sedutosi, si rivolge proprio a coloro che continueranno ad avere un ruolo di responsabilità nella comunità dopo la risurrezione. Davanti alla tentazione in cui erano caduti i discepoli («chi è il più grande»), la risposta che dà Gesù («Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti») non indica nella scelta di essere ultimi una strategia per diventare primi, non è un semplice rovesciamento delle categorie sociali. È molto di più: è superare la distinzione in primi e ultimi.

 

PRIMI E ULTIMI.

La logica posizionale e gerarchica che muove il mondo non è la logica del Regno dei Cieli. Con un gesto e poche parole, Gesù fa dunque capire ai suoi discepoli il tipo di comunità che sono chiamati a costruire, dove a regnare è la logica dei piccoli, dei figli, dove tutti sono primi e ultimi.

La distinzione primi e ultimi, accentuata dalla logica meritocratica, è sotto i nostri occhi in tanti ambiti, frutto di una cultura che interpreta i talenti come merito e che legittima le diseguaglianze.

La logica biblica ed evangelica è diversa, lontana dai meccanismi gerarchici e meritocratici: l’eccellenza sta nell’agape e quindi nella gratuità. Questa è una delle parole più incompiute del Vangelo perché le nostre società hanno continuato a dividere il mondo in primi e ultimi. È dunque una parola che ha ancora molto futuro da compiere. A noi il compito di realizzarla fin da ora.


16 settembre 2021

 
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